Chiesa Maria SS. della Vittoria in Valentino detta Chiesa della Madonna a Lungo - Termoli CB Molise Ph Maria Vasco ©122011

Perché pellegrinaggio e scampagnata proseguono dopo Pasquetta a Termoli | Santuario Santa Maria della Vittoria – MOLISE

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Scopriamo nel Molise tradizioni popolari, manifestazioni di devozione, percorsi di fede, usi e costumi originali che fanno dei luoghi attraversati dei veri e propri luoghi del cuore, come questo che stiamo per presentarvi.

Nel Molise, tra le perle che caratterizzano il territorio, c’è una piccola cittadina di mare con un borgo molto particolare, detto borgo “vecchio”, affacciato sulla costa adriatica: un balcone naturale con vista spettacolare su Abruzzo, Puglia e Isole Tremiti. Parliamo di  Termoli, un piccolo centro in provincia di Campobasso, dove le festività di Pasqua si prolungano fino al terzo giorno e cioè al martedì potremmo dire “dell’Angelo”. Qui si tramanda una tradizione popolare di origini antichissime che si collega proprio alle festività pasquali. Ve ne vogliamo parlare.

Veduta panoramica del massiccio montuoso del Gran Sasso dal borgo di Termoli CB MOLISE – Ph Filippo Cantore ©

Cattedrale S. Maria della Purificazione – Termoli CB MOLISE

Si tratta di una tradizione che caratterizza il Molise e che forse appartiene solo a pochissimi paesi in Italia!

Chiesa Maria SS. della Vittoria detta “Madonna a Lungo” – Termoli CB MOLISE – Ph Filippo Cantore ©

Si chiama “Madonna a Lungo” ed è il nome che si dà al tradizionale pellegrinaggio di numerosi affezionati fedeli che partono dalla Cattedrale, nel centro del borgo antico, per avviarsi in direzione delle campagne di S. Giacomo degli Schiavoni, verso il Santuario di Santa Maria della Vittoria, detta appunto dai termolesi “Madonn’a llunghe”.

Una deliziosa chiesetta di campagna a pochi km dall’abitato di Termoli, immersa nei silenzi delle colline circostanti tra campi coltivati e panorami degradanti sul mare.

La piccola chiesa sorge nel luogo più elevato della Valle del Sinarca ed è la più antica delle chiese rurali della località.

“Gemma incastonata in un prezioso monile” si legge nei documenti storici.

Divenuto Santuario della Vittoria solo da qualche anno, questo piccolo gioiello del Molise spicca con tenerezza su una lieve altura e si può ammirare persino dal mare, indorandolo della luce del tramonto (la sua porta non espone a Gerusalemme come tutte quelle delle chiese di vecchia costruzione, ma ad ovest…).

Un tempo monastero dei Padri Cappuccini (costruito nel 1545 tra i boschetti della località San Valentino), distrutto e poi ricostruito, vi resta ora questa chiesa solitaria dove si può osservare un dipinto anonimo raffigurante la Madonna con Bambino risalente al ‘500 e salvato proprio dai monaci.

Qui inoltre si è svolta  la cerimonia di apertura della nuova Porta Santa in occasione dell’Anno della Misericordia (gennaio 2016), voluto da Papa Francesco che lo ha inaugurato con il rito ufficiale dell’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro a Città del Vaticano.

Veduta panoramica dal Belvedere del borgo di Termoli CB MOLISE – Ph Filippo Cantore ©

Ma perchè questa antica tradizione è così sentita dai termolesi? Vi sveliamo subito la sua fonte: questa usanza, d’identità puramente termolese, simboleggia un gesto di raggiunta vittoria per gli abitanti. Le sue origini infatti risalgono ad un evento realmente accaduto nel 1566 quando numerose navi di turchi sbarcarono a Termoli per procedere all’assalto e all’incendio del borgo. La maggior parte della popolazione purtroppo venne resa prigioniera, i più fortunati però riuscirono a scappare rifugiandosi nelle campagne confinanti.

Il pellegrinaggio vuole rievocare il cammino di quelle genti termolesi che in quell’anno si rifugiarono nella piccola chiesetta campestre per proteggersi dal pericolo di morte.

Con la speranza di recuperare forze e sentirsi al sicuro, la popolazione termolese vi si dirigeva in cerca di riparo proprio nel tentativo di sfuggire ai saccheggi dei pirati. Il sito della Chiesa di Santa Maria della Vittoria cominciò così a rappresentare un luogo sicuro di pace, divenendo simbolo di oasi e di protezione “divina” da futuri attacchi di distruzione.

Oggi questa rievocazione è rappresentata da un pellegrinaggio molto sentito nei cuori dei termolesi e che continua puntualmente, ogni martedì dopo il lunedì della Santa Pasqua, a invogliare a incamminarsi da ogni parte della città verso il Santuario della Vittoria, recitando preghiere e intonando cori religiosi.

Durante la giornata si celebrano più messe e intanto il luogo si affolla di famiglie con bambini, gruppi di escursionisti, turisti giunti sul luogo, visitatori e fedeli provenienti da località limitrofe come San Giacomo degli Schiavoni, un piccolo paese poco distante dal posto.

Vi si respira aria di speranza, di gioia e di fede!

Preghiere dense di serenità che rendono tutti i partecipanti, dopo le celebrazioni religiose, protagonisti di una festosa scampagnata fuori porta, con bambini che affollano i prati circostanti, allestimenti di picnic all’aperto e condivisioni di pranzi in compagnia. Immancabili le tradizionali pietanze molisane, genuine e tipicamente termolesi, sapientemente fatte in casa e apparecchiate all’aria aperta!

Una tradizione che richiama alla memoria degli anziani termolesi teneri ricordi come quando – si racconta –  si andava a fare visita alla Madonna della Vittoria sin dalle prime ore dell’alba, a volte a piedi scalzi, portandole semplici doni come fiori di campo appena raccolti, pregando per lei e ringraziandola per lo scampato pericolo di allora e per il buon auspicio che prometteva a tutti!

Meta di pellegrini e viandanti solitari, la Chiesa Maria SS. Della Vittoria di Termoli continua ad essere ancora oggi un luogo simbolo non solo di culto religioso, ma anche di pace e di conforto.

Veduta del massiccio montuoso del Gran Sasso da Termoli CB MOLISE – Ph Filippo Cantore ©

E se è vero che le tradizioni, insieme agli usi e costumi di un paese, sono da sempre  fonte preziosa che riporta alla luce storia e carattere della sua gente, tali tradizioni, se conservate integre nel tempo, manterranno intatte le loro origini dando forza vitale ai giovani che le rinnoveranno.

Onore dunque ai termolesi che hanno saputo conservare questa tradizione con semplicità e devozione, potendola identificare come Bene di Patrimonio Immateriale per la città di Termoli, la regione Molise e lo stesso Pese italiano.  

Interpretare una delle pagine più difficili della storia termolese e trasformarla nel tempo in un momento di fede e convivialità per tutti è senz’altro segno di rispetto per il proprio territorio oltre che di appartenenza alla comunità. E dimostrazione di accoglienza per chi lo visita: elemento di aggregazione spontaneo, da condividere in armonia anche con i visitatori che arrivano da fuori.

Questi sono i luoghi del cuore del Molise ed i luoghi d’infanzia vissuti con spensieratezza che continuano a vivere anche dopo la “festa” per ridare forza d’animo nei momenti più difficili della vita.

Sono i luoghi che oltrepassano le mappe dei territori geografici per arrivare diritti alla mappa del cuore e che fanno sentire più forte l’energia spirituale che lega l’uomo e divino.

Luoghi dai silenzi preziosi, quelli che orientano verso il proprio Sè e verso la consapevolezza che il Tutto è parte di un’unica realtà. Il nostro unico Molise, meravigliosa piccola parte di Madre Terra!

 Scritto da Maria Vasco © | Foto: Maria Vasco © fondatrice Moliseinvita – Ph Filippo Cantore © – Internet


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DESTINAZIONE MOLISE è un’iniziativa a favore del Turismo sostenibile, di qualità e d’ispirazione nel Molise. Qui vi abbiamo presentato un viaggio “a piedi” e fatto con il cuore lungo le tradizioni popolari che animano Termoli. Emozioni, sensazioni, percorsi spirituali, pellegrinaggi di fede, luoghi del cuore e della consapevolezza nel Molise proprio come una volta.

TURISMO NEL MOLISE è TURISMO DI DESTINAZIONE UMANA 





 

La tradizione del 19 marzo. L’altare di San Giuseppe nelMolise. 07

San Giuseppe nel Molise. Fede, tradizione e benedizione per le famiglie.

Tempo stimato di lettura: 4′

 “I Vetàre de San Jesèppe”, così si chiamano in dialetto gli altari di San Giuseppe.

Dove? In Molise naturalmente!

Tradizione è patrimonio immateriale che riscalda i cuori di tutti gli uomini e che alimenta gli animi delle generazioni future.

Il 19 Marzo di ogni anno, lo sappiamo, si festeggia in tutta Italia San Giuseppe, il santo “simbolo” della famiglia, patrono dei falegnami e degli artigiani, oltre che protettore dei poveri. Ma vediamo come si celebra nel Molise. Quali le usanze e le tradizioni? Di certo la dedizione al Santo qui in Molise è davvero sentita. Tutta la famiglia ne sente la partecipazione con un profondo sentimento religioso. Per questo invitiamo a scoprirla nei suoi aspetti di rito sin dai preparativi iniziali.

Durante la festa di San Giuseppe basta recarsi negli antichi borghi del Molise e all’interno delle abitazioni delle famiglie molisane per ammirare piccole sale allestite in onore del Santo. Semplici stanze puntualmente decorate con tenere scenografie fatte di altarini, drappi di raso, fiori e tavole imbandite con pietanze tipiche, simbolo del Molise (le famose e tradizionali tredici “minestre” di San Giuseppe). Protagonista immancabile, al centro di tutto, la statua oppure il quadro dell’uomo semplice per eccellenza: San Giuseppe.

Un’occasione che i molisani, giovani e meno giovani, sentono in modo profondo e che tramandano negli anni dando significato alla propria territorialità così come alle proprie tradizioni.

Due giorni prima del 19 marzo (il 17 ed il 18 marzo) ci si accinge a preparare con dedizione tutte le pietanze che, cucinate sul caminetto come da tradizione, arricchiranno le tavolate di San Giuseppe per essere gustate a pranzo il 19 marzo.

Ecco le tredici simboliche pietanze che imbandiscono le tavole di San Giuseppe: arance affettate e condite con zucchero e olio di oliva, antipasto di alici e sottaceti, spaghetti con la mollica o con il tonno, riso bollito nel latte, baccalà arracanato e insalata, polpette di magro, lenticchie, piselli, a chembòste – peperoni ripieni, funghi, lumache, cavolfiori o broccoli lessi, i deliziosi “cauciun” i calzoni di San Giuseppe e frutta di stagione… mentre si prepara, si prega e si distribuiscono “screppelle” agli ospiti e ai fedeli.

Ad organizzare l’altare di San Giuseppe, associazioni, azioni cattoliche, pro loco e semplici famiglie molisane unite in uno spirito di solidarietà e aggregazione.

San Giuseppe e il bambino Gesù in un dipinto di Guido Reni

Un appuntamento colmo di preghiera, tradizione e voglia di primavera capace di richiamare l’attenzione non solo dei residenti, ma anche di turisti e visitatori attratti dal clima spirituale e sociale che si crea intorno all’immagine sacra.

Falò di San Giuseppe

E non finisce qui! In alcuni paesi del Molise la tradizione si arricchisce degli emozionanti “Fuochi di San Giuseppe”, suggestivi falò alimentati da fascine di ulivo, accesi di notte nelle piazze e che vedono riunirsi gli abitanti del paese in segno di benedizione. Un benvenuto all’equinozio di primavera, propiziatrice di luce e fertilità ed un

saluto all’inverno che se ne va.

Mollica di San Giuseppe

Ma a farla da padrone, per tradizione, è la preparazione del pane, sempre presente nelle tavole e sugli  altari della festa, celebrata all’insegna dei valori del pellegrinaggio e dell’ospitalità e che per questo viene distribuito ad amici, poveri, bisognosi e a tutte le persone del paese.

Non a caso, secondo la tradizione, San Giuseppe, oltre ad essere il patrono dei falegnami e degli artigiani, è anche il protettore dei poveri. Da ciò l’usanza nel Molise, così come in molti altri paesi del Sud Italia, di invitare i poveri il 19 marzo al banchetto di San Giuseppe (il padrone di casa invitava i poveri a sedersi con lui alla tavola benedetta da un sacerdote e li serviva!).

Dunque la festa di San Giuseppe non è solo la festa del pane, del buon raccolto e della bella stagione in arrivo, ma soprattutto festa della famiglia dove, grazie al pranzo preparato insieme e dedicato a tutti, si rinnovano i valori autentici della vita contadina.

La festa di San Giuseppe è una tradizione, semplice e molto sentita in tanti comuni del Molise. Unisce storia, cultura, spiritualità e solidarietà. Un patrimonio spirituale, appartenente ai Beni immateriali del Territorio e che rappresenta la genuinità e la semplicità di un popolo che sa coniugare Amore, Cultura e Tradizione.

Il nostro cuore sappia riconoscere ciò che ci unisce in onore di San Giuseppe, simbolo di povertà, semplicità e amore.

Altare di San Giuseppe (Carro dei Giovanotti ) 2019 – San Martino in Pensilis CB

La cultura popolare del Basso Molise rievoca, nell’organizzazione e nella simbologia di  questa che è una delle devozioni più sentite nel Molise – la ricorrenza di San Giuseppe e le sue Tavole – la memoria di Beni immateriali del Molise e l’identità culturale viste anche attraverso gli antichi canti rituali. L’usanza popolare intrisa di spiritualità, folclore, tradizione, storia, arte sacra e gastronomia con cibi semplici e genuini, coinvolge il piccolo comune di San Martino in Pensilis ed anche altri comuni del Basso Molise come Casacalenda, Larino, Montecilfone, Montorio nei Frentani, Termoli, Portocannone e San Giuliano di Puglia…

Altare di San Giuseppe allestito a Termoli CB MOLISE – Ph Lea Smargiassi ©

Tradizioni ancestrali unite ad usanze enogastronomiche che si  rinnovano ogni anno nel Molise proprio in occasione del 19 marzo e con un pellegrinaggio sentito tra gli altari che ricevono la benedizione del parroco della parrocchia del paese: altari dislocati qua e là lungo le stradine di borghi antichi e nelle campagne delle contrade in periferia.

Questo è il Molise da vivere, da scoprire e riscoprire con la consapevolezza che conoscere un territorio autentico e genuino nella sua ospitalità come il Molise genera una ricchezza interiore! 

Valori antichi che rappresentano l’identità spirituale e territoriale di un popolo in cui le persone riescono a rappresentare il sublime sentimento della religiosità, il suo alto sentimento di solidarietà e amore per il Santo.

Una lode ai molisani che continuano a preservare questa tradizione nei secoli e a conservarla intatta tra valori folcloristici e spirituali proprio come si faceva un tempo. Un patrimonio prezioso, come un gioiello di famiglia, ereditato e custodito gelosamente dalle vecchie alle nuove generazioni per promuovere e mantenere viva la cultura sacra nel Molise!

 Alcuni degli altari di San Giuseppe allestiti e presentati a San Martino in Pensilis CB

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 Ecco alcuni particolari di altari di San Giuseppe allestiti tra i vicoli del borgo antico di San Martino in Pensilis, grazioso paese in provincia di Campobasso.

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Qui una citazione di Paolo Brosio, giornalista e conduttore Tv, in merito al Santo Giuseppe.

“… nel mese di marzo il mio desiderio più grande è quello di pregare per San Giuseppe (…), ricordo a tutti che la sua preghiera è potente per l’intercessione a Gesù quando si tratta di chiedere la Divina provvidenza per il nostro lavoro, per la nostra famiglia, per superare le difficoltà della vita e per assicurare ai nostri cari un’esistenza dignitosa. Pregatelo. (…) Fatelo con fede e con amore. Un caro saluto a tutti voi. ”  Paolo Brosio –  fonte www.paolobrosio.it

A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita – Fonte immagini: Maria Vasco © e internet 


Lo sapevate che le zeppole di San Giuseppe, dolce per eccellenza abbinato alla festività del santo, nascono come frittelle per festeggiare la fine dell’inverno? In molti paesi del Sud Italia, incluso il nostro Molise, per l’occasione, si accendevano grandi falò in segno propiziatorio di buon raccolto e imminente primavera! Ecco la ricetta…

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Come fare le zeppole di San Giuseppe: ecco la vera ricetta. Gusti e sapori nel Molise