Un viaggio alla scoperta del Molise poco conosciuto, ma di grande valore culturale e paesaggistico: Castellino del Biferno.

“ In questo viaggio di vita desidero esprimere a mio padre e a tutti i miei paesani, tutta la mia gratitudine per avermi insegnato l’autenticità dei sentimenti della vita. ”

Pasqualino Barbieri  dr in Scienze turistiche e divulgatore culturale

Piccolo paese in provincia di Campobasso con circa 550 abitanti, Castellino del Biferno si fa notare subito sulla cima di un costone ben visibile dalla strada, detta anche Bifernina, che collega il Capoluogo molisano alla costa adriatica.

Circondato da rigogliose campagne e da un gradevole senso di pace, rimane un luogo ideale per godersi piacevoli passeggiate in qualunque periodo dell’anno e lontano da un turismo di massa, in mezzo a boschi e vegetazione selvaggia. Qui si possono scoprire la calma e l’armonia di una natura incontaminata in grado di rigenerare dal caos e dal traffico cittadino.

Gradevole è percorrere a piedi, a cavallo oppure in mountain-bike gli affascinanti sentieri naturalistici che lo attraversano e scoprire le riserve ambientali spesso attrezzate con delle piccole aree di sosta e adatte ad un turismo ecosostenibile.

In questo semplice paese dove si respira aria fine di collina, come in una fiaba, si possono scoprire sorgenti naturali che abbondano sotto terra e sfociano in superficie sotto forma di fontane ripristinate. Tra queste merita senz’altro una visita La Fonte Murata dove anticamente la popolazione si recava per fornirsi di acqua, immersa tra i boschi in un’oasi naturalistica di circa 15 ettari.

Ma la bellezza di questo paesello molisano non è solo nel suo paesaggio naturale: particolare è il suo centro storico costellato di vicoletti e gradini in pietra, tipici dei piccoli borghi molisani, in cui è davvero un piacere camminare e magari sostare per parlare con la gente del posto. I pochi abitanti residenti che vi hanno scelto di restare infatti, malgrado lo spopolamento, continuano serenamente a tramandarne l’identità e l’autenticità.

Castellino del Biferno rimane uno dei tanti paesi del Molise che ha subìto il fenomeno dell’emigrazione durante il secolo scorso, ma è sempre commovente condividere il bene e l’attaccamento con cui i suoi abitanti originari, trasferitisi in ogni parte del mondo, si legano al proprio luogo e alle proprie radici.

Nelle sue origini c’è tutto un passato da scandagliare a cominciare dalla denominazione del paese che dal lontano anno mille ha subìto diverse varianti fino alla sua attuale Castellino del Biferno, adottata per distinguerla dai paesi omonimi in Italia e grazie al fiume Biferno, l’unico fiume interamente molisano, che lo attraversa in parte.

Il fascino di questo paese sta nella sua semplicità, nel gustare i piatti tipici e conoscerne le tradizioni, davvero sentite per i Castellinesi.

Ideale dunque per vivere un’esperienza di turismo lento fatto anche di queste emozioni fino a godere di sorprendenti affacci panoramici.

Da quassù infatti, quota 453 mt, è possibile spaziare con lo sguardo sull’Appennino centrale, dal Molise all’Abruzzo fino al mare Adriatico.

Queste le sue ricchezze… un patrimonio materiale e immateriale che merita di essere protetto e valorizzato.

Ma il Biglietto da visita per Castellino del Biferno è rappresentato soprattutto dalle sue tradizioni popolari.

Folclore autentico fatto di canti e danze tipiche, frammenti di storia e abitudini del paese, detti dialettali e pietanze locali trionfano il 12 giugno di ogni anno in occasione de “U pizzéchéntò”  un originale evento molisano che consiste nella creazione di piramidi umane che sfilano girando su se stesse tra vicoli e piazzette.

Forse simbolo di una spiga è auspicio di armonia, abbondanza e prosperità per tutti. La partecipazione è davvero emozionante e coinvolge tutti i Castellinesi, grandi e piccini, che si uniscono in un’atmosfera aggregante già nei giorni precedenti la festa.

Protagonista sacro del Pizzicantò è Sant’Antonio per il quale si accendono fuochi in segno propiziatorio e si dedicano altarini devozionali.

Ottimo è il piatto tipico della festa che è anche rappresentativo della gastronomia castellinese, tipica mediterranea: “Le ségntéllë càscë e ovë” , un primo piatto, preparato dalle donne del paese e condito con il famoso “brodo bugiardo” detto così perché privo di carne. L’entusiasmo dei preparativi è davvero invitante e noi consigliamo di parteciparvi con tutto l’interesse.

Una nota di merito va rivolta anche alle persone legate a Castellino del Biferno, tra cui il poeta e scrittore don Alfonso Fratangelo, il musicista Angelo Persichilli, flautista di fama mondiale ed il prof. Antonio Fratangelo, storico e linguista.

Non possiamo non ricordare la figura di un insegnante che ha dato lustro al paese per le sue doti di fine educatore di schiere di fanciulli, i quali hanno contribuito, a loro volta, al progresso morale, sociale e culturale di Castellino, l’insegnante Giuseppe Barbieri.

Amante della musica, del creato e rispettoso delle piccole cose, ha incitato, in diverse occasioni, con la sua parola facile e appropriata al rispetto della natura nella Festa degli alberi e della Patria nelle manifestazioni patriottiche.

Siamo certi che il suo ricordo si trasmetterà negli anni e per diverse generazioni.

Questi piccoli grandi tesori del nostro bellissimo Molise ci rendono orgogliosi della nostra appartenenza ed identità.

E’ bello sottolineare come questi luoghi rappresentino l’autenticità dei nostri borghi meravigliosi, dove la storia, la cultura, le tradizioni, convivono perfettamente in una umanità semplice e di rara bellezza.

Difendiamo questi posti perché rappresentano e possono rappresentare per il futuro un insegnamento di fedeltà e di cultura di un popolo che ha sempre vissuto nella semplicità e onestà, ma che nello stesso tempo sono un baluardo della nostra identità storica, culturale e spirituale.

“Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo.” (Pablo Picasso)

Scritto da Maria Vasco e Pasqualino Barbieri

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ECCO COSA VEDERE A CASTELLINO DEL BIFERNO:

La Chiesa Madre di San Pietro in Vincoli – Situata nel centro storico è un riferimento per gli abitanti poiché la più importante nel paese e dove è possibile ammirare 13 statue, un coro in legno risalente al 1700 ed una fonte battesimale in pietra scolpita a mano.
La Cappella della Beata Vergine delle Grazie del XIV secolo in cui si trova la statua della Vergine delle Grazie festeggiata nel mese di maggio con profonda devozione da parte di tutti i Castellinesi.
Cappella della Beata Vergine delle Grazie
Posizionata sul colle omonimo questa chiesetta domina su tutto il paese ed è ben visibile dalla strada giù a valle.
La Cappella dell’Addolorata che si trova in Piazza Municipio insieme alla Torre Civica dove è stato posto agli inizi del ‘900 l’orologio pubblico.

DEVI SAPERE CHE…

L’evento del Pizzicantò, celebrato il 12 Giugno di ogni anno a Castellino del Biferno, è stato riconosciuto dall’Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia quale “Patrimonio immateriale d’Italia”.

Fonte immagini: MoliseinVita e internet

 

 

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tartufo Cibo

Regione d’Italia più ricca di tartufo bianco? Molise eccellente

I paesaggi e le vie del tartufo nel Molise e in Italia

Se si parla di tartufo si parla di Molise. Anche se poco conosciuto il tartufo molisano è un Made in Italy di grande prestigio. Eccolo il tartufo, tra i sapori ed i gusti eccellenti della terra molisana! 

Pochi sanno infatti che il Molise è la regione in Italia più ricca di tartufo, in particolare del tartufo bianco, un vero e proprio premio della natura che la terra offre ai suoi territori più incontaminati. E l’uomo non può che apprezzarne sapore e proprietà nutritive facendone il principe delle tavole di qualità. Un’eccellenza gastronomica dell’Italia nel Molise più buono e sano!

Il tartufo, un fungo che compie il suo intero ciclo vitale completamente sotto terra e al buio completo, vive in simbiosi con le radici di piante di boschi e nasce solo in alcune regioni dell’Italia come il Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria. Eppure si stima che circa la metà di tutta la produzione di tartufo in Italia provenga dal Molise, questa piccola regione del Sud Italia, immersa nelle lussureggianti colline dell’Appennino e meta di appassionati di natura.

Il tartufo molisano ha dunque tutte le potenzialità per diventare il re della tavola molisana e italiana. Tra le vie dei sapori il tartufo rappresenta una delle risorse più importanti per lo sviluppo dell’indotto turistico ed enogastronomico del Molise. Intorno al settore gastronomico del tartufo ruota infatti l’interesse nazionale ed internazionale non solo degli operatori specifici, ma anche a ricaduta positiva, di tutti gli stakeolder affini.

Ecco intanto alcuni cenni scientifici per conoscere più da vicino e meglio i tartufi: sono funghi ipogei, organismi, cioè, che svolgono tutto il proprio ciclo vitale sottoterra. Crescono spontaneamente nel terreno accanto alle radici di alcuni alberi, in particolare querce, lecci, pioppi, noccioli, salici, faggi, con le quali stabiliscono una simbiosi mutualistica, da cui entrambi traggono vantaggio. Il tipico profumo penetrante e persistente a maturazione avvenuta ha lo scopo di attirare gli animali selvatici per spargere le spore contenute e perpetuare la specie.

Gli studi geologici hanno evidenziato che i terreni preferiti dai tartufi contengono correntemente una frazione più o meno importante di materiale calcareo. In particolare, quelli calcareo limosi, pare siano i suoli preferiti dal tartufo bianco pregiato.

Tartufo molisano raccolto nelle Mainarde, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Azienda Agrituristica Coia Rosa – Castelnuovo a Volturno (IS)

È noto da anni, e non solo agli addetti ai lavori, che alcune aree del territorio molisano sono tra le più vocate, a livello nazionale, per la produzione dei tartufi, in particolare per quello bianco pregiato. È altrettanto vero che, in un contesto in cui il tartufo è una rilevante fonte di reddito per le popolazioni locali, il numero dei soggetti coinvolti in quella che può essere ritenuta la filiera dell’intero ciclo produttivo sia costantemente cresciuto nel tempo. È, perciò, quanto mai urgente e inderogabile che a tutti gli addetti ai lavori dell’intero ciclo produttivo (tartufai, associazioni e raccoglitori, imprenditori agricoli, tecnici e liberi professionisti, amministratori pubblici) venga reso disponibile, per quanto possibile e nella giusta quantità, il patrimonio di conoscenze, teorico e operativo, che riguarda l’importante risorsa. D’altronde, molto c’è ancora da fare per la giusta valorizzazione del prodotto, affinché l’ eccellenza del raccolto possa fornire il proprio contributo allo sviluppo dell’economia di vaste aree interne del nostro Appennino. È altresì auspicabile che si sviluppino adeguate attività di ricerca scientifica, al fine di trasferire, convenientemente, i risultati ottenuti alle esigenze di conservazione e miglioramento ambientale, nonché di sviluppo di tecniche colturali consone all’incremento di produzioni spontanee.

Il Centro di Ricerca e Sperimentazione per la produzione di piante tartufigene, realizzato nel 2010, presso il vivaio forestale di Campochiaro (CB), testimonia l’attenzione riservata alla tutela e alla valorizzazione del pregiato tubero. Un riconoscibile marchio di qualità potrebbe far assumere all’insieme delle attività relative alla tartufocultura un ruolo ancor più importante, se non preminente, alla crescente multifunzionalità delle moderne aziende agricole, sempre più numerose sul territorio.

Il più delle volte è proprio il tartufo l’elemento al centro di manifestazioni fieristiche riguardanti l’offerta di produzioni locali, delle quali diventa l’elemento trainante. La sua presenza, infatti, in un determinato territorio, essendo ormai considerata dai più un indicatore positivo di qualità ambientale, è anche elemento di richiamo per percorsi turistici alla scoperta di luoghi e tradizioni autentici.

Veduta di Campochiaro CB da Guardiaregia CB – Ph Maria Vasco ©

Dunque il tartufo può considerarsi una vera miniera per il Molise in grado di produrre ricchezza per l’economia italiana grazie ad un marketing del territorio mirato, efficace e vincente. A questo contribuiscono giorno per giorno soprattutto i sempre più numerosi ricercatori ed appassionati tartufai, i bravissimi chef che animano ristoranti sparsi su tutto il territorio regionale tra mare, colline e montagne e tutti i rivenditori, anche di piccole botteghe alimentari e di gastronomia di qualità, che fanno della cucina molisana, già ricca di sapori, una risorsa eccellente!

Scritto da Maria Vasco founder Moliseinvita © e Angelo Sanzò © * Geologo | Fonte immagini: Internet e Moliseinvita

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PROGRAMMA ESCURSIONE SUI TRATTURI, NELLA STORIA SANNITA “Tratti di Tratturo”, alla scoperta delle Vie Verdi dal 1 al 5 Giugno 2016 – Molise – ITALY

– PROGRAMMA ESCURSIONE –

SUI TRATTURI, NELLA STORIA SANNITA

“Tratti di Tratturo”, alla scoperta delle Vie Verdi

MOLISE -ITALY

dal 1 al 5 Giugno 2016

 

PROGRAMMA

1 Giugno – arrivo a Capracotta

Welcome Briefing, breve trek panoramico al tramonto

2 Giugno – 1° giorno di trek

Capracotta – Agnone

Km 18,8 – Dis: + 891 m – 1497 m

3 Giugno – 2° giorno di trek

Capracotta – San Pietro Avellana

Km 18 – Dis: + 450 m – 893 m

4 Giugno – 3° giorno di trek

Pietrabbondante – Carovilli

Km 16,5 – Dis: + 464 m – 619 m

5 Giugno – visita a Isernia e ripartenza

Trasferimento a Isernia, visita guidata all’area del paleosuolo e al centro storico, con possibilità di acquisto prodotti locali.

Ore 13.00 saluti e partenza verso le proprie destinazioni.

INFORMAZIONI GENERALI

Territorio: Molise

Durata: 5 giorni / 4 notti

Tipo di Viaggio: residenziale

Valutazione: medio

Km totali: 55

Ore di Cammino al giorno: 6/7

Quota: euro 100 che comprende Guida Gae e Organizzazione.

Altri Costi: euro 235 per pernotti, cene, due degustazioni, trasporti con bus privato o auto, ingresso e visita guidata al teatro di Pietrabbondante.

Iscrizioni: contattare tratturoc2c@gmail.com poiversare su CC la quota di euro 100 (aggiungere euro 10 se non si è soci).

Numero Minimo: 10 partecipanti

Punti Forti:

Regio Tratturo: Celano-Foggia; Alto Molise, Panorami, borghi, sito archeologico di Pietrabbondante, la storia e la cultura Sannita.

Cene con prodotti locali e ricette della tradizione.

ALTRE INFORMAZIONI UTILI

Pernotto: BeB e piccoli alberghi (può capitare di dormire in letto matrimoniale)

Città di Ritrovo: 1 Giugno a Capracotta (previsto incontro a Isernia e trasferimento a Capracotta)

Città di Ripartenza: 5 Giugno a Isernia (autobus vero le principali destinazioni)

Come Arrivare a Isernia: sia da Roma che da Pescara e Napoli treni e autobus

Cosa Portare:

borsa con abbigliamento per il necessario al soggiorno, zaino giornaliero da 30-40 litri, occhiali da sole, borraccia da 1 litro, bastoni telescopici, giacca in materiale traspirante ed impermeabile, pantaloni in materiale traspirante ed impermeabile, magliette tecniche e intimo, scarponi da trekking, calze da trekking, medicinali personali, necessario per la toilette, macchina fotografica.

 

in collaborazione con

Per qualsiasi informazione non esitare a contattare Stefania Rucci  0875  71 42 07




Pagliara FOSSALTO  1 MAGGIO 03

1° Maggio 2016 “Pagliara Maje Maje” – Evento a Fossalto (CB) MOLISE – ITALY

EVENTO 

“PAGLIARA MAJE MAJE”

I° MAGGIO 2016 – FOSSALTO (CB)

MOLISE – ITALIA

La Pro Loco “Eugenio Cirese”, il Comune di Fossalto, la Rete Italiana di Cultura Popolare, con il patrocinio di Italia Nostra Sezione di Campobasso, presentano : “La Pagliara Maje Maje”.

L’antichissimo rito, di origini sconosciute, si ripete ogni anno, il 1° maggio, a Fossalto, un piccolo e ridente paese del Molise, in provincia di Campobasso. 

 Il mese di Maggio viene simbolicamente rappresentato da una composizione a forma di piramide realizzata con fiori, fronde di alberi e piante varie sul cui vertice viene posizionata una croce floreale.

La “piramide” così ottenuta è fatta indossare da un uomo, il quale, accompagnato da un cantore e da un suonatore di “scupina” (attrezzo musicale molto simile alla zampogna), la conduce per le vie del paese, dove, dalle finestre e dai balconi, sulla pagliara, accolta da frasi augurali (“rascia, Maje” = abbondanza, Maggio!), si riversano numerosi secchi di acqua a scongiurare, evidentemente, tristi periodi di siccità.

 Il tutto si conclude con un pranzo consumato all’aperto, rigorosamente a base di prodotti primaverili: pane con pecorino e fave fresche e zuppa di legumi, accompagnati da un buon bicchiere di vino locale.

Qui la locandina con il programma dettagliato della giornata del 1° Maggio 2016

“Pagliara Maje Maje” – Fossalto (CB) 

Appuntamento da non perdere nel Molise delle tradizioni!

 

QUESTO ARTICOLO E’ PRESENTE NELLA SEZIONE EVENTI IN MOLISE E DINTORNI

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DESTINAZIONE MOLISE è un’iniziativa a favore del Turismo sostenibile, di qualità e d’ispirazione nei luoghi più belli e affascinanti del Molise… qui ora vi abbiamo presentato un invito a scoprire la storia del Molise ed il legame che lega la sua gente al territorio attraverso tradizioni antichissime. Un legame fatto di sentimenti spontanei e di genuina accoglienza, come genuina e invitante è senz’altro questa particolare manifestazone della Pagliara di Maggio a Fossalto, evento propiziatorio e di buon auspicio per la primavera e per tutto l’anno in questa bellissima regione italiana.

TURISMO è DESTINAZIONE UMANA !

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Spazio aperto ai lettori (Emanuela Caruso) 05

Il gusto e le antiche tradizioni dei dolci tipici di Pasqua nel Molise…

Ringraziamo la nostra affezionata lettrice Emanuela Caruso 

che ha descritto per noi con grande passione i sapori, i gusti e le antiche tradizioni 

dei dolci tipici molisani di Pasqua… un viaggio nelle emozioni della cucina genuina come una volta!

 

Ci sono cose che fanno parte di noi per sempre. Non ci lasciano mai, dovunque noi siamo. Noi molisani lo sappiamo bene. Ogni periodo dell’anno si riconduce ad una usanza particolare, ad una manifestazione popolare, ad un canto, ad un dolce.

La nostra cucina è molto legata alle stagioni e alla religione. Se chiudiamo gli occhi per un minuto e diciamo Pasqua, qual è il primo pensiero che ci viene in mente? i bambini direbbero l’uovo di cioccolato, ovviamente, ma noi grandi? Beh noi diremmo la pigna, i fiadoni, la pupa e il cavallo, ecc.

Questi erano i dolci tipici che preparavano le nostre nonne un tempo, ma che vengono sempre più sostituiti da prodotti commerciali già pronti.

Forse si sta perdendo sempre di più l’usanza di fare tutto in casa, sia per mancanza di tempo, da parte delle donne che lavorano, sia per la forte attrazione a cui non possiamo resistere verso quei prodotti già pronti e ben pubblicizzati, che sono là a portata di “carrello”.

Il benessere ci sta portando a questo: è molto più facile comprare un prodotto già pronto che ci garantisce il risultato, piuttosto che fare noi qualcosa che ci porta via tempo, energie, denaro e non ci assicura la riuscita dell’impresa.

Eppure se ci pensiamo bene il solo fatto di usare prodotti freschi della nostra terra dovrebbe di per sé convincerci a cimentarci nell’impresa.

Per non parlare poi delle soddisfazioni personali…vuoi mettere? E allora rivalutiamo le nostre capacità personali, sfidiamo noi stessi e pensiamo ai nostri antenati che riuscivano a realizzare dolci semplici e buoni  senza i mezzi che abbiamo noi adesso.

 

… Buona Pasqua a tutti!

25 marzo 2016 – Emanuela Caruso

Fonte immagini: Emanuela Caruso e internet

Questo articolo è presente nello SPAZIO APERTO AI LETTORI

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La tradizione del 19 marzo. L’altare di San Giuseppe nelMolise. 07

San Giuseppe nel Molise. Fede, tradizione e benedizione per le famiglie.

Tempo stimato di lettura: 4′

 “I Vetàre de San Jesèppe”, così si chiamano in dialetto gli altari di San Giuseppe.

Dove? In Molise naturalmente!

Tradizione è patrimonio immateriale che riscalda i cuori di tutti gli uomini e che alimenta gli animi delle generazioni future.

Il 19 Marzo di ogni anno, lo sappiamo, si festeggia in tutta Italia San Giuseppe, il santo “simbolo” della famiglia, patrono dei falegnami e degli artigiani, oltre che protettore dei poveri. Ma vediamo come si celebra nel Molise. Quali le usanze e le tradizioni? Di certo la dedizione al Santo qui in Molise è davvero sentita. Tutta la famiglia ne sente la partecipazione con un profondo sentimento religioso. Per questo invitiamo a scoprirla nei suoi aspetti di rito sin dai preparativi iniziali.

Durante la festa di San Giuseppe basta recarsi negli antichi borghi del Molise e all’interno delle abitazioni delle famiglie molisane per ammirare piccole sale allestite in onore del Santo. Semplici stanze puntualmente decorate con tenere scenografie fatte di altarini, drappi di raso, fiori e tavole imbandite con pietanze tipiche, simbolo del Molise (le famose e tradizionali tredici “minestre” di San Giuseppe). Protagonista immancabile, al centro di tutto, la statua oppure il quadro dell’uomo semplice per eccellenza: San Giuseppe.

Un’occasione che i molisani, giovani e meno giovani, sentono in modo profondo e che tramandano negli anni dando significato alla propria territorialità così come alle proprie tradizioni.

Due giorni prima del 19 marzo (il 17 ed il 18 marzo) ci si accinge a preparare con dedizione tutte le pietanze che, cucinate sul caminetto come da tradizione, arricchiranno le tavolate di San Giuseppe per essere gustate a pranzo il 19 marzo.

Ecco le tredici simboliche pietanze che imbandiscono le tavole di San Giuseppe: arance affettate e condite con zucchero e olio di oliva, antipasto di alici e sottaceti, spaghetti con la mollica o con il tonno, riso bollito nel latte, baccalà arracanato e insalata, polpette di magro, lenticchie, piselli, a chembòste – peperoni ripieni, funghi, lumache, cavolfiori o broccoli lessi, i deliziosi “cauciun” i calzoni di San Giuseppe e frutta di stagione… mentre si prepara, si prega e si distribuiscono “screppelle” agli ospiti e ai fedeli.

Ad organizzare l’altare di San Giuseppe, associazioni, azioni cattoliche, pro loco e semplici famiglie molisane unite in uno spirito di solidarietà e aggregazione.

San Giuseppe e il bambino Gesù in un dipinto di Guido Reni

Un appuntamento colmo di preghiera, tradizione e voglia di primavera capace di richiamare l’attenzione non solo dei residenti, ma anche di turisti e visitatori attratti dal clima spirituale e sociale che si crea intorno all’immagine sacra.

Falò di San Giuseppe

E non finisce qui! In alcuni paesi del Molise la tradizione si arricchisce degli emozionanti “Fuochi di San Giuseppe”, suggestivi falò alimentati da fascine di ulivo, accesi di notte nelle piazze e che vedono riunirsi gli abitanti del paese in segno di benedizione. Un benvenuto all’equinozio di primavera, propiziatrice di luce e fertilità ed un

saluto all’inverno che se ne va.

Mollica di San Giuseppe

Ma a farla da padrone, per tradizione, è la preparazione del pane, sempre presente nelle tavole e sugli  altari della festa, celebrata all’insegna dei valori del pellegrinaggio e dell’ospitalità e che per questo viene distribuito ad amici, poveri, bisognosi e a tutte le persone del paese.

Non a caso, secondo la tradizione, San Giuseppe, oltre ad essere il patrono dei falegnami e degli artigiani, è anche il protettore dei poveri. Da ciò l’usanza nel Molise, così come in molti altri paesi del Sud Italia, di invitare i poveri il 19 marzo al banchetto di San Giuseppe (il padrone di casa invitava i poveri a sedersi con lui alla tavola benedetta da un sacerdote e li serviva!).

Dunque la festa di San Giuseppe non è solo la festa del pane, del buon raccolto e della bella stagione in arrivo, ma soprattutto festa della famiglia dove, grazie al pranzo preparato insieme e dedicato a tutti, si rinnovano i valori autentici della vita contadina.

La festa di San Giuseppe è una tradizione, semplice e molto sentita in tanti comuni del Molise. Unisce storia, cultura, spiritualità e solidarietà. Un patrimonio spirituale, appartenente ai Beni immateriali del Territorio e che rappresenta la genuinità e la semplicità di un popolo che sa coniugare Amore, Cultura e Tradizione.

Il nostro cuore sappia riconoscere ciò che ci unisce in onore di San Giuseppe, simbolo di povertà, semplicità e amore.

Altare di San Giuseppe (Carro dei Giovanotti ) 2019 – San Martino in Pensilis CB

La cultura popolare del Basso Molise rievoca, nell’organizzazione e nella simbologia di  questa che è una delle devozioni più sentite nel Molise – la ricorrenza di San Giuseppe e le sue Tavole – la memoria di Beni immateriali del Molise e l’identità culturale viste anche attraverso gli antichi canti rituali. L’usanza popolare intrisa di spiritualità, folclore, tradizione, storia, arte sacra e gastronomia con cibi semplici e genuini, coinvolge il piccolo comune di San Martino in Pensilis ed anche altri comuni del Basso Molise come Casacalenda, Larino, Montecilfone, Montorio nei Frentani, Termoli, Portocannone e San Giuliano di Puglia…

Altare di San Giuseppe allestito a Termoli CB MOLISE – Ph Lea Smargiassi ©

Tradizioni ancestrali unite ad usanze enogastronomiche che si  rinnovano ogni anno nel Molise proprio in occasione del 19 marzo e con un pellegrinaggio sentito tra gli altari che ricevono la benedizione del parroco della parrocchia del paese: altari dislocati qua e là lungo le stradine di borghi antichi e nelle campagne delle contrade in periferia.

Questo è il Molise da vivere, da scoprire e riscoprire con la consapevolezza che conoscere un territorio autentico e genuino nella sua ospitalità come il Molise genera una ricchezza interiore! 

Valori antichi che rappresentano l’identità spirituale e territoriale di un popolo in cui le persone riescono a rappresentare il sublime sentimento della religiosità, il suo alto sentimento di solidarietà e amore per il Santo.

Una lode ai molisani che continuano a preservare questa tradizione nei secoli e a conservarla intatta tra valori folcloristici e spirituali proprio come si faceva un tempo. Un patrimonio prezioso, come un gioiello di famiglia, ereditato e custodito gelosamente dalle vecchie alle nuove generazioni per promuovere e mantenere viva la cultura sacra nel Molise!

 Alcuni degli altari di San Giuseppe allestiti e presentati a San Martino in Pensilis CB

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 Ecco alcuni particolari di altari di San Giuseppe allestiti tra i vicoli del borgo antico di San Martino in Pensilis, grazioso paese in provincia di Campobasso.

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Qui una citazione di Paolo Brosio, giornalista e conduttore Tv, in merito al Santo Giuseppe.

“… nel mese di marzo il mio desiderio più grande è quello di pregare per San Giuseppe (…), ricordo a tutti che la sua preghiera è potente per l’intercessione a Gesù quando si tratta di chiedere la Divina provvidenza per il nostro lavoro, per la nostra famiglia, per superare le difficoltà della vita e per assicurare ai nostri cari un’esistenza dignitosa. Pregatelo. (…) Fatelo con fede e con amore. Un caro saluto a tutti voi. ”  Paolo Brosio –  fonte www.paolobrosio.it

A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita – Fonte immagini: Maria Vasco © e internet 


Lo sapevate che le zeppole di San Giuseppe, dolce per eccellenza abbinato alla festività del santo, nascono come frittelle per festeggiare la fine dell’inverno? In molti paesi del Sud Italia, incluso il nostro Molise, per l’occasione, si accendevano grandi falò in segno propiziatorio di buon raccolto e imminente primavera! Ecco la ricetta…

LEGGI L’ART.: Come fare le zeppole di San Giuseppe. Ecco la vera ricetta | Gusti e sapori nel Molise

Come fare le zeppole di San Giuseppe: ecco la vera ricetta. Gusti e sapori nel Molise

 

 


 


ESCURSIONI

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