I paesaggi e le vie del tartufo nel Molise e in Italia
Se si parla di tartufo si parla di Molise. Anche se poco conosciuto il tartufo molisano è un Made in Italy di grande prestigio. Eccolo il tartufo, tra i sapori ed i gusti eccellenti della terra molisana!

Pochi sanno infatti che il Molise è la regione in Italia più ricca di tartufo, in particolare del tartufo bianco, un vero e proprio premio della natura che la terra offre ai suoi territori più incontaminati. E l’uomo non può che apprezzarne sapore e proprietà nutritive facendone il principe delle tavole di qualità. Un’eccellenza gastronomica dell’Italia nel Molise più buono e sano!
Il tartufo, un fungo che compie il suo intero ciclo vitale completamente sotto terra e al buio completo, vive in simbiosi con le radici di piante di boschi e nasce solo in alcune regioni dell’Italia come il Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria. Eppure si stima che circa la metà di tutta la produzione di tartufo in Italia provenga dal Molise, questa piccola regione del Sud Italia, immersa nelle lussureggianti colline dell’Appennino e meta di appassionati di natura.

Il tartufo molisano ha dunque tutte le potenzialità per diventare il re della tavola molisana e italiana. Tra le vie dei sapori il tartufo rappresenta una delle risorse più importanti per lo sviluppo dell’indotto turistico ed 
enogastronomico del Molise. Intorno al settore gastronomico del tartufo ruota infatti l’interesse nazionale ed internazionale non solo degli operatori specifici, ma anche a ricaduta positiva, di tutti gli stakeolder affini.
Ecco intanto alcuni cenni scientifici per conoscere più da vicino e meglio i tartufi: sono funghi ipogei, organismi, cioè, che svolgono tutto il proprio ciclo vitale sottoterra. Crescono spontaneamente nel terreno accanto alle radici di alcuni alberi, in particolare querce, lecci, pioppi, noccioli, salici, faggi, con le quali stabiliscono una simbiosi mutualistica, da cui entrambi traggono vantaggio. Il tipico profumo penetrante e persistente a maturazione avvenuta ha lo scopo di attirare gli animali selvatici per spargere le spore contenute e perpetuare la specie.
Gli studi geologici hanno evidenziato che i terreni preferiti dai tartufi contengono correntemente una frazione più o meno importante di materiale calcareo. In particolare, quelli calcareo limosi, pare siano i suoli preferiti dal tartufo bianco pregiato.


È noto da anni, e non solo agli addetti ai lavori, che alcune aree del territorio molisano sono tra le più vocate, a livello nazionale, per la produzione dei tartufi, in particolare per quello bianco pregiato. È altrettanto vero che, in un contesto in cui il tartufo è una rilevante fonte di reddito per le popolazioni locali, il numero dei soggetti coinvolti in quella che può essere 
ritenuta la filiera dell’intero ciclo produttivo sia costantemente cresciuto nel tempo. È, perciò, quanto mai urgente e inderogabile che a tutti gli addetti ai lavori dell’intero ciclo produttivo (tartufai, associazioni e raccoglitori, imprenditori agricoli, tecnici e liberi professionisti, amministratori pubblici) venga reso disponibile, per quanto possibile e nella giusta quantità, il patrimonio di conoscenze, teorico e operativo, che riguarda l’importante risorsa. D’altronde, molto c’è ancora da fare per la giusta valorizzazione del prodotto, affinché l’ eccellenza del raccolto possa fornire il proprio contributo allo sviluppo dell’economia di vaste aree interne del nostro Appennino. È altresì auspicabile che si sviluppino adeguate attività di ricerca scientifica, al fine di trasferire, convenientemente, i risultati ottenuti alle esigenze di conservazione e miglioramento ambientale, nonché di sviluppo di 
tecniche colturali consone all’incremento di produzioni spontanee.
Il Centro di Ricerca e Sperimentazione per la produzione di piante tartufigene, realizzato nel 2010, presso il vivaio forestale di Campochiaro (CB), testimonia l’attenzione riservata alla tutela e alla valorizzazione del pregiato tubero. Un riconoscibile marchio di qualità potrebbe far assumere all’insieme delle attività relative alla tartufocultura un ruolo ancor più importante, se non preminente, alla crescente multifunzionalità delle moderne aziende agricole, sempre più numerose sul territorio.
Il più delle volte è proprio il tartufo l’elemento al centro di manifestazioni fieristiche riguardanti l’offerta di produzioni locali, delle quali diventa l’elemento trainante. La sua presenza, infatti, in un determinato territorio, essendo ormai considerata dai più un indicatore positivo di qualità ambientale, è anche elemento di richiamo per percorsi turistici alla scoperta di luoghi e tradizioni autentici.

Dunque il tartufo può considerarsi una vera miniera per il Molise in grado di produrre ricchezza per l’economia italiana grazie ad un marketing del territorio mirato, efficace e vincente. A questo contribuiscono giorno per giorno soprattutto i sempre più numerosi ricercatori ed appassionati tartufai, i bravissimi chef che animano ristoranti sparsi su tutto il territorio regionale tra mare, colline e montagne e tutti i rivenditori, anche di piccole botteghe alimentari e di gastronomia di qualità, che fanno della cucina molisana, già ricca di sapori, una risorsa eccellente!
Scritto da Maria Vasco founder Moliseinvita © e Angelo Sanzò © * Geologo | Fonte immagini: Internet e Moliseinvita
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dallo stress della vita cittadina, purifica dalle preoccupazioni e rende più liberi e creativi, si potrebbe affermare che











della manifestazione della transumanza, ereditata degnamente e rimasta intatta nel tempo grazie alla vocazione agro-pastorale della famiglia molisana Colantuono di Frosolone (IS), l’unica in Italia che ancora oggi, dal 25 al 28 maggio di ogni anno, sposta le sue mandrie dalla Puglia al Molise per poi farvi ritorno in autunno. Carmelina Colantuono, di fatto ultima cow girl italiana, protagonista ed erede eccellente della tradizione della transumanza, è stata scelta come simbolo del Molise migliore a Expo 2015.




In una società che ormai naviga negli oceani del web e che è totalmente interconnessa, circondata da avanzate tecnologie, dove quasi tutti hanno la possibilità di interagire fra di loro, internet la fa da padrona. Ma vince una nuova comunicazione, un nuovo approccio alla vita e alle relazioni. Vince la capacità di trasmettere contenuti di valore per il singolo, la collettività e le nuove generazioni. Ci siamo lasciati alle spalle l’era del web 1.0 diretta
esclusivamente al prodotto/servizio; oggi viviamo in pieno l’era del web 2.0 focalizzata sulla persona e le sue relazioni partecipative, ma in realtà resta in vantaggio, ora più che mai, colui che sceglie di puntare sulla trasmissione dei valori. “Vince” chi, lontano da inutili preconcetti, intercetta genuinamente una necessaria solidarietà tra le persone e la concretizza sul mercato, rimuovendo una “nuova coscienza” sociale e individuale. Il focus della comunicazione non più dunque sul mero business, ma per alimentare l’anima e la spiritualità dell’uomo andando ben oltre il prodotto e l’utente. Una comunicazione “spirituale” che spinge le imprese a possedere missioni, visioni e valori volti a dare un contributo a migliorare il mondo. Questa l’essenza del web 3.0!
Noi, in qualità di divulgatori culturali, non abbiamo dubbi: crediamo che il rapporto tra
che il fenomeno del
Intanto per rilanciare la naturale vocazione del nostro Bel Paese ad accogliere viaggiatori da tutto il mondo serve una
nuova strategia di sviluppo economico e sociale.
Se manca una condivisione totale degli obiettivi tra soggetti privati, imprese e amministrazioni non vi è concorso partecipativo e decade il piano strategico. Prima di tutto una partecipazione emotiva, squisitamente psicologica e culturale che fondi i propri obiettivi in una 
La divulgazione culturale, attraverso la rete, deve guardare all’individuo come protagonista di un circuito internazionale, che supera le differenze, i vincoli imposti dal tempo e dallo spazio e mantenere il suo essere e quindi il suo patrimonio, fatto di tradizioni e cultura volti a definire sia le identità individuali che quelle collettive.
decenni fa qualcuno investì per primo sul web, ad oggi il profilarsi della comunicazione 3.0 ossia del marketing che farà del mondo un posto migliore in cui vivere, appartiene ai soliti capaci di idee visionarie.
Questo modello di ‘trasmissione della coscienza e conoscenza’ del
messaggio della 50ma Giornata Mondiale della Comunicazione 2016.






Un lavoro ad arte, quello del tombolo a cui una volta bisognava esercitarsi sin da bambine per mantenere viva la passione e acquisire le tecniche. Per le donne che non andavano in campagna il tombolo era un’attività produttiva destinata alla realizzazione di corredi, una specie di salvadanaio del tempo e della tradizione da tramandare.
Possiamo affermare infatti che possedere tali abilità nel produrre “opere al tombolo”, vere proprie opere artistiche, contribuisce a creare l’eccellenza per il nostro Bel Paese, preservando l’importanza dell’attività artigianale come tipicità identitaria del territorio stesso. 
Nel Molise è Isernia che eccelle per la produzione tanto che il tombolo tipico del Molise è il merletto di Isernia, il “pizziglio” (da cui “ripizzigliar” – i venditori di merletti -) noto in tutta Italia per il suo cosiddetto “punto in aria”, un merletto ad ago che si distingue da tutti gli altri e fa eccellere per l’appunto il nostro Molise.
particolare dei “tommarielli”, un tintinnio di bastoncini di legno sapientemente alternati tra di loro per
realizzare questi veri e propri capolavori: i merletti del Molise. Un richiamo originale per curiosi, bambini e visitatori che amano fare turismo esperienziale e di ispirazione. La bellezza e l’incanto nel vedere queste donne mentre lavorano al tombolo e realizzano magnifici manufatti trasmettono una straordinaria umanità ed il legame che si intreccia tra di loro.



