Sport Pallavolo Molise - ConDivisa Sicurezza e Giustizia Giornata Internazionale dei Diritti della Donna

Partita di beneficenza di pallavolo femminile – ConDivisa

8 marzo 2023 Giornata Internazionale dei Diritti della Donna

Evento sportivo in Molise – Partita di beneficenza di pallavolo femminile

 Palazzetto del CUS Molise – ore 20:30

 V.le Alessandro Manzoni Campobasso MOLISE ITALY – Ingresso gratuito

Dopo il grande successo ottenuto il 25 novembre 2022 con l’evento sportivo: “Una violenza schiacciata”, il Coordinamento Regionale Molise dell’Associazione ConDivisa, Sicurezza e Giustizia organizza a Campobasso un nuovo incontro sportivo dedicato alla Giornata Internazionale dei Diritti della Donna.

In occasione dell’8 marzo 2023, Giornata Internazionale dei Diritti della Donna – riconosciuta dalle Nazioni Unite con la Carta rappresentante il primo statuto internazionale (1945) in cui si afferma il principio di uguaglianza tra i generi – si svolge a Campobasso una partita di pallavolo femminile di beneficenza attraverso lo slogan “Un muro all’indifferenza, mai più indifferenti all’odio”.

Nella partita di beneficenza di pallavolo femminile le due rappresentative in campo sono: Società Sportiva della “Nuova Pallavolo Campobasso” (rappresentativa mista) e Allieve dell’Arma dei Carabinieri (ragazze del corso Scuola Campobasso). Ogni squadra, come da regolamento, sarà composta da 12 ragazze e dal loro allenatore. Il campo di gioco sarà nel Palazzetto del CUS Molise in Viale Alessandro Manzoni e l’ingresso sarà gratuito. L’inizio dell’attività, dopo una breve cerimonia iniziale, sarà fissato per le ore 20:30.

Questo evento sportivo di beneficenza mette in luce vari valori sociali di inclusione, socializzazione e non solo. Grazie alla precedente iniziativa dello scorso 25 novembre, gli Allievi dell’Arma dei Carabinieri e gli altri spettatori hanno partecipato attivamente, provvedendo anche ad una cospicua raccolta fondi devoluta all’Unicef ​​del Comitato Provinciale di Campobasso per le finalità che si prefigge ed in particolare verso i bambini meno fortunati delle popolazioni del terzo mondo.

Come sottolineato dal Consiglio dell’Unione Europea, lo sport è soprattutto fonte e motore di inclusione sociale ed è riconosciuto come ottimo strumento per l’integrazione delle minoranze e dei gruppi a rischio di esclusione sociale. Durante la manifestazione verrà trasmesso il messaggio che l’uguaglianza di genere significa che donne, uomini, ragazze, ragazzi e adolescenti godono degli stessi diritti, risorse, opportunità e protezione. Le politiche e gli investimenti in materia di parità di genere contribuiscono a risultati positivi per tutta la vita delle ragazze e delle loro comunità. Garantiscono benessere ed equità intergenerazionali, poiché i diritti e il benessere dei bambini spesso dipendono dai diritti e dal benessere delle donne, quindi si parla del doppio vantaggio dell’uguaglianza di genere. Non mancheranno momenti di riflessione su temi sociali e di divertimento grazie alla musica di “Radiotron Web”. Al termine della manifestazione verranno premiate le squadre partecipanti e il miglior giocatore.

L’accesso alle tribune sarà completamente gratuito e solo volontariamente sarà possibile aderire ad una libera forma di donazione per Unicef ​​che sarà presente con un proprio stand (tramite le donazioni fatte all’Unicef si aiuteranno le popolazioni terremotate della Siria e della Turchia).

“Un muro all’indifferenza, mai più indifferenti all’odio”.


La Partita di beneficenza di pallavolo femminile si organizza con:
  • Collaborazione di CUS MOLISE, Associazione “Amici del 112” di Campobasso, Polisportiva “Nuova Volley” di Campobasso.
  • Patrocinio: Università degli Studi del Molise, Settore Corsi di Studio in Servizio Sociale, presieduta dalla Prof.ssa Daniela Grignoli; Comitato Regionale del CONI MOLISE presieduta dal Dott. Vincenzo D’Angelo; Assessore alla Parità di Campobasso e Isernia, Dott.ssa Giuditta Lembo; Garante dei Diritti della Persona della Regione Molise, Dott.ssa Paola Matteo.
  • Partecipazione: Comitato Provinciale di Campobasso dell’Unicef; SIM (Unione Militare Italiana Carabinieri); Gruppo Italiano Soccorso “Ordine di Malta”, raggruppamento molisano;  dj di “Radiotron Web”; Studio di Servizio Sociale Professionale del dott. Giuseppe Di Niro di Campobasso.

Fonte: Comunicato Coordinamento Regionale Molise dell’Associazione ConDivisa, Sicurezza e Giustizia | Fonte immagini: Web

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“Una schiacciata alla violenza”. Torneo di pallavolo femminile il 25 novembre 2022




 

Carnevale Pozzilli IS MOLISE Ph Massimo Guglielmi ©

Fantastico il Carnevale di Pozzilli in Molise

Carnevale di Pozzilli, ogni anno un successo!

Sfilata di carri allegorici ed allegria per tutti | 19 e 21 febbraio 2023 Pozzilli IS MOLISE ITALY

Il Carnevale di Pozzilli, giunto alla sua quarta edizione, continua a regalare momenti di gioia e spensieratezza a tutti i partecipanti.

Esperienza ideale per lasciarsi andare al divertimento tra le vie del paese dove sfileranno allegramente due carri allegorici con relativi personaggi mascherati.

Portato avanti con entusiasmo dai ragazzi dell’Associazione “Gli amici del Carnevale”, il Carnevale di Pozzilli è un progetto creativo realizzato in piena autonomia, con propri fondi e attingendo all’artigianalità della scuola di cartapesta e di sartoria.

Il Carnevale di Pozzilli si rivolge a ragazzi, bambini, famiglie e visitatori incuriositi dell’evento festoso. La realizzazione di nuovi carri vuole sollecitare creatività e partecipazione nei più giovani mantenendo un costante dialogo diretto e attivo tra generazioni.

Uno dei punti focali della mission del Carnevale di Pozzilli è infatti quello di costruire un luogo di incontro tra bambini e adulti non solo “in piazza” in occasione della festa, ma anche all’interno dell’associazione.

I ragazzi vogliono essere protagonisti del territorio, intendono essere parte attiva del proprio territorio e, con ruolo professionalizzante, offrire motivi di ospitalità e di accoglienza a turisti e visitatori.

Con questo spirito di relazione l’associazione “Gli amici del Carnevale” di Pozzilli apre le porte a tutti i creativi per edificare un punto aggregativo e di condivisione. L’invito è perfetto per scoprire il centro abitato di Pozzilli e le sue principali attrazioni turistiche come monumenti, chiese, giardini, siti archeologici, palazzi e dimore del centro storico.

Pozzilli IS sorge nella valle del Volturno, tra la catena montuosa della Mainarde ed il massiccio del Matese, circondato da un paesaggio naturale e boschivo, ricco di percorsi da fare a piedi oltre che di ottime esperienze del gusto. Quale occasione migliore per visitare uno dei paesi più belli del Molise?

Paesaggi boschivi di Pozzilli IS MOLISE – Ph Maria Vasco © By Moliseinvita

Grazie al Carnevale ben vengano dunque una gita fuori porta o un weekend immersivo per scoprire cosa fare e cosa vedere di bello a Pozzilli.

L’evento è gratuito. Siete tutti benvenuti!


A cura di Maria Vasco Fondatrice Moliseinvita © |Fonte: Comune di Pozzilli | Fonte immagini: Ph Pag Fb Gli Amici del Carnevale © – Ph Massimo Guglielmi © 

 

 

 

 

Carnevale storico di Larino CB MOLISE 2023 ph Graziella Vizzarri

Larino tra i Carnevali storici d’Italia

E’ un Carnevale davvero speciale il Carnevale storico di Larino

Carnevale tra i più belli del Molise, il Carnevale storico di Larino si svolge nei weekend 18/19 e 25/26 febbraio 2023

L’Associazione Larinella è orgogliosa ed emozionata di poter offrire a quanti verranno a Larino, luogo storico, di interesse culturale e turistico del Molise in provincia di Campobasso, un doppio weekend di emozioni, divertimento, ma anche di spettacoli e cultura.
Emozioni di un carnevale storico che è proiettato al futuro senza dimenticare l’importanza di questo presente dove i protagonisti sono loro: i nostri maestri cartapestai, i nostri ragazzi e ragazze che hanno saputo da un’idea costruire giganti di cartapesta. Manufatti artigianali ed artistici che davvero non hanno più nulla da invidiare a quelli che vengono realizzati nei più “conosciuti” carnevali d’Italia.
Abbiamo dunque presentato l’intero programma di eventi. Lo abbiamo fatto, nella sala Freda del Palazzo Ducale, insieme a noi, Danilo Marchitto e Laura Ricci dell’Associazione Larinella, c’erano il sindaco Pino Puchetti e l’assessore alla cultura Iolanda Giusti. Con noi la voce del carnevale ossia l’impareggiabile Gianluca Venditti.
Dopo le parole del sindaco che ha sottolineato l’importanza della manifestazione, il riconoscimento ministeriale come carnevale storico e l’avvio dei lavori che consentirà ai nostri gruppi costruttori di avere spazi adeguati alla realizzazione delle opere, abbiamo esposto il nostro manifesto di eventi a partire da colei che sarà la madrina della manifestazione ossia l’attrice Claudia Gerini.
Si comincia Sabato 18 febbraio 2023 con la partecipazione della conduttrice Rai, attrice Adriana Volpe che di fatto darà il via all’intera manifestazione ergo alla sfilata dei giganti di cartapesta in piazza del Popolo dove poi in serata, intorno alle 22:00 è atteso il dj set di Pau dei Negrita che farà ballare fino a notte inoltrata il popolo del carnevale. L’indomani, domenica 19 febbraio al mattino è in programma una mostra a cielo aperto dei carri allegorici con spettacoli di danza e magia. Alle 15:30 l’inizio della sfilata dei carri sarà dato da Francesco Chiofalo, personal trainer ed influencer da oltre un milione e mezzo di follower. Alle 22:00 è in programma poi il dj set di Ketty Passa. Il secondo weekend del carnevale vedrà poi giungere a Larino, il 25 febbraio 2023 il dj set di Tommy Vee e per il gran finale di domenica, l’attrice Claudia Gerini, ufficialmente madrina della manifestazione.

E poi ancora musica, sfilate, magia per grandi e piccini.

Abbiamo anche raccontato un altro aspetto importante del carnevale larinese ossia la sinergia che si è creata con le scuole a partire dall’Omnicomprensivo Magliano fino alla collaborazione, ormai datata, con il Majorana di Termoli e quella con l’Università degli Studi del Molise che ci ha permesso di portare la bellezza del carnevale sui banchi per progetti culturali di ampio respiro fino alla creazione di un’apposita applicazione che consentirà di interagire con i gruppi costruttori divenendo nel tempo anche riferimento geoculturale per coloro che giungeranno a Larino e, non soltanto, per il carnevale.
E proprio in tal senso, l’assessore Giusti ha ricordato come nei giorni del Carnevale sarà possibile accedere all’area archeologica e a Villa Zappone, visitare il museo diocesano, la cattedrale, San Francesco e naturalmente il nostro Palazzo Ducale con il suo museo e le mostre permanenti presenti.
Per accedere al percorso del carnevale è previsto il pagamento di un biglietto giornaliero di 4 euro che comprenderà la sfilata dei carri, le esibizioni musicali, gli show degli artisti, il parcheggio e la navetta gratuita. Mentre sarà possibile, solo in prevendita, acquistare un biglietto cumulativo per i quattro giorni al costo di 5 euro presso il “Larinella Store” in viale Giulio Cesare, 21.

Fonte: Associazione Larinella | Fonte immagini: Ph Pag Fb Carnevale di Larino © – Ph Graziella Vizzarri © – Ph Pietro La Serra ©




 

stand Molise in Fiera - Termoli CB MOLISE Ph pag Fb Molise in Fiera

Molise in Fiera tra novità ed eccellenze

Evento fieristico nel Molise

Tutto pronto per Molise in Fiera 2023

La fiera campionaria apre i battenti dal 15 al 19 febbraio 2023 a Termoli CB MOLISE – L’evento è gratuito


Al via l’evento fieristico del Molise con l’edizione 2023 di Molise in Fiera.
Un evento in forte crescita, ricco di novità ed eccellenze proposte dagli espositori direttamente al pubblico.
“Sarà un’edizione più ricca, più varia e di livello ancora superiore rispetto alla precedente” dichiara Mariella Tufarelli, presidentessa di ConfEventi Molise e organizzatrice dell’evento.
Molte le novità in serbo per i visitatori: una nuova sezione dedicata al mondo delle cerimonie e wedding e un’area dedicata alle macchine agricole più estesa e più specializzata, dove saranno presenti le aziende protagoniste del settore.
Inoltre un’ampia e accresciuta presenza di operatori del settore commercio, artigianato e arredamento. Prodotti alimentari tipici e in più il mondo wellness e biomedicale. Molise in Fiera ha nella varietà dell’offerta la sua arma più affilata.
“Vogliamo che tutti vivano Molise in Fiera come un’esperienza da ricordare”, continua la Tufarelli, “con elementi di attrazione per adulti e bambini, privati e aziende”.
Un benvenuto dunque alle giovani coppie che progettano il loro giorno più bello, alle famiglie, ai professionisti del settore agricolo, agli appassionati di enogastronomia e a tutti coloro che cercano novità e soluzioni per la propria casa o la propria azienda. Il posto giusto anche solo per passare qualche ora in un clima informale e pieno di stimoli.
Un po’ di numeri: con oltre 60 espositori su 5000mq attuali e più di 16000 visitatori in ognuna delle edizioni precedenti, quest’anno la fiera fa un grande passo in avanti in termini di qualità dell’offerta e dei servizi. Iniziative che potenziano il valore del turismo fieristico nel Molise con l’opportunità di conoscere una terra meravigliosa e ricca di risorse.

Molise in Fiera apre al pubblico dal 15 al 19 febbraio 2023 a Termoli CB, in piazza Giovanni Paolo II (ore 10:00/13:00 – 16:00/21:00). L’evento è con ingresso gratuito. Per maggiori informazioni si può visitare il sito Moliseinfiera.it

Fonte: ConfEventi Molise e Molise in Fiera | A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita ©

Infinito Amore, Infinita Gratitudine, Infinita Intelligenza

 


 

Domenico Iannacone - Torella del Sannio CB MOLISE - ph da pag Fb di Domenico Iannacone

Il valore della piazza per “ritrovarsi”. Incontro con Domenico Iannacone nel paese di Torella del Sannio | Molise

Ritrovarsi in piazza

Ritrovarsi a Torella per un incontro cuore a cuore tra Domenico Iannacone, giornalista e autore di origini molisane, ed il (suo) pubblico. Un’opportunità per riscoprire il valore della piazza come centro del paese, ma anche come luogo umano e paesaggio dei sentimenti.

Giovedì 11 agosto 2022 alle ore 21.30 – Piazza Regina Margherita, Torella del Sannio CB MOLISE – ITALY

Ingresso libero


Ritrovarsi a Torella di Domenico Iannacone

“L’unico posto vivo dove si compie la condivisione delle idee rimane la piazza. Non c’è televisione o social o altra diavoleria in grado di poter battere la forza di questo luogo. Tutto qui diventa tangibile, fisico, pronto a manifestarsi nella sua bellezza.

Bisognerà ricominciare a incontrare le persone dal basso, guardandosi negli occhi. Non ci sono spazi migliori di questi per condividere ideali e parlare col cuore.

Quando si torna dove si è nati, si chiude sempre un cerchio dell’esistenza. Un cerchio perenne che si rinnova quando partiamo o quando facciamo ritorno. Quei luoghi sono parte della nostra anima, pezzi che non si distaccano mai da noi.

[…] Torno nel luogo che mi ha sempre protetto, anche quando, ahimè, sono mancato per tanto.

[…] Ho deciso di riabbracciarlo non solo idealmente sotto forma di pensiero, ma fisicamente, in piazza, tra quelli che mi hanno sempre voluto bene. Perché in fondo la storia di ognuno ha sempre un inizio, un punto di riferimento preciso su cui poggiarsi. Anche la mia parte da qui, da Torella del Sannio, piccolo paese del Molise.

Qui ho immaginato e sognato quello che sono ora. Per questo il mio cerchio non poteva che chiudersi qui.

Giovedì 11 agosto 2022 alle ore 21.30 in Piazza Regina Margherita, nel centro storico di Torella del Sannio, in un incontro pubblico in cui si intrecciano passato, presente e futuro ritroverò la mia gente, i tanti amici che abitano nei paesi vicini e anche quelli che verranno da lontano a trovarmi.

Ci vediamo in piazza a Torella del Sannio.

Vi aspetto in tanti, nella piazza del mio paese, per raccontare quello che ho visto, denunciato e combattuto. Sarà un modo per riannodare il filo di questi anni e ritrovarsi.”


Con la collaborazione dell’Associazione ALLEROT, della Pro Loco “Tre Torri” Torella del Sannio e del Comune di Torella Del Sannio.
Fonte Immagini: Ph Franco Di Iorio © – Ph Pietro Iocca © –  Ph Vittorio Ciamarra © –  Ph Pag Fb Domenico Iannacone © –  Ph Maria Vasco by Moliseinvita ©

 

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500 Mostra fotografica Raccontiamoci di Nicola Cappella - Castello Svevo Termoli CB MOLISE WA0004

“Io, Nicola Cappella, dedico la mia prima mostra fotografica a mia madre e mi racconto” | Termoli

Tempo di lettura 5′ – di Maria Vasco –

Immagini disegnate dalla luce: albe, tramonti, paesaggi notturni e fuochi d’artificio rappresentati come stati d’animo, attimi di vita raccolti e raccontati da Nicola Cappella, fotografo amatoriale che ha visto crescere sin da bambino la sua passione per la fotografia.

Una scoperta che lo ha letteralmente illuminato quando, ancora adolescente, si stupiva davanti alle immagini in bianco e nero che “apparivano” come per magia sopra un foglio di carta bianca nella penombra di una camera oscura. Un’illuminazione che non lo ha più abbandonato e che d’allora lo ha accompagnato nei suoi viaggi in giro per l’Italia e durante numerosi concerti di caratura nazionale e internazionale a cui ha partecipato. Macchina fotografica al collo e tanta curiosità sono le sue fedeli compagne di viaggio mentre una profonda sensibilità la sua guida interiore. Lo sguardo è eloquente, intenso e trapela tanta voglia di raccontarsi. Il messaggio è forte e chiaro, Nicola Cappella lascia intendere quanto sia meraviglioso per lui questo pianeta e come attraverso la fotografia anche le persone possono riconoscersi in una serena condivisione.

Originario di Termoli, solare cittadina molisana sull’Adriatico, Nicola della sua città conosce bene vicoli e periferie, consuetudini e tendenze. E si parte con la sua prima mostra intitolata “Raccontiamoci” dal 9 al 10 aprile 2022 proprio da qui, da Termoli, in una location storica per eccellenza, il Castello Svevo nel caratteristico borgo marinaro. Me ne parla più da vicino, sotto un cielo terso e davanti ad una tazza di caffè sul lungo mare Nord.

Nelle sue fotografie Nicola descrive se stesso e si percepisce subito il suo desiderio incontenibile di “raccontare”, ma il cuore dell’incontro sta nell’espressione in cui si riconosce immediatamente: “ogni fotografia ha la sua storia”.


Nicola, innanzitutto raccontaci di te. Ho tante passioni, sono appassionato di musica, sono un tifoso di calcio, mi piace relazionarmi con le persone, ma soprattutto mi definisco un sentimentale nel senso che mi piace riflettere, provare emozioni. Per me l’emozione è tutto, bella o brutta che sia l’emozione ci fa vivere. L’ho provata nella musica, sotto i palchi dei concerti dove anche cantare con un estraneo mi ha dato emozioni. C’è tanto romanticismo in questi semplici gesti perché ogni forma d’arte ti fa volare e ti fa viaggiare. Amo il viaggio anche per questo, stare davanti al finestrino di un aereo o di un treno dove i pensieri vanno, viaggiano anche loro. La fotografia è una forma d’arte, secondo me l’emozione per antonomasia è proprio quella dello scatto. Ecco vorrei definirmi così e voglio sottolineare il fatto che non c’è nessuna forma di presunzione in questa mostra o di auto-glorificazione per aver vinto un concorso fotografico. La mostra per me è un modo per incontrarsi e condividere emozioni perché credo che molte persone che scattano anche in modo amatoriale abbiano la propria esperienza da raccontare.

Hai partecipato a concorsi fotografici ? Due concorsi entrambi a Termoli e li ho vinti tra cui “La Termoli che mi piace”. Vabbè sarà stato un caso…

Che cos’è per te la fotografia? Pur non avendo una formazione classica, apprendo che fotografare è una parola che deriva dal greco e vuol dire “scrivere con la luce”. Per me la fotografia è una scrittura, un racconto appunto. Su questa premessa posso affermare che la fotografia è un racconto di me, magari non sarà perfetta perché non esiste una fotografia perfetta. Riconosco che le fotografie possono avere dei limiti come per esempio un contrasto, una luce sbagliata, un difetto anche di post produzione (che io faccio volentieri anche se in maniera oculata per dare un effetto un po’ pittorico alla fotografia), però appunto sono come me. Nel raccontare la fotografia io racconto me stesso perché anch’io sono pieno di difetti, ma tutto questo deve trasparire. Resto sempre una persona piena di sensibilità, piena di amore e con i suoi limiti come tutti. La mia è una fotografia che rappresenta tutto questo: deve essere imperfetta perché sono imperfetto io, ma nello stesso tempo deve manifestare amore e calore. Questa è la fotografia per me ed ha come scopo il racconto di se stessi.

Un modo per mettere in mostra l’imperfezione? Sì appunto, per questo metto in mostra le mie foto: io sono questo e c’è correlazione con esse, non mi vergogno di mostrare i miei difetti, gli stessi con cui mi relaziono al mondo tutti i giorni. Metto in mostra i miei limiti così come metto in mostra le mie foto, però sono qui, e spero siano piene di amore.

Come nasce la mostra “Raccontiamoci” di Nicola Cappella? Nasce dall’idea di condivisione e di parlare di fotografia con la gente. A me piace parlare di fotografia. Non si tratta solo di una classica esposizione fotografica, ma del desiderio di incontrarsi e di raccontarsi tra persone attraverso la fotografia. Mi rendo conto che non tutti la pensano allo stesso modo e che ognuno ha la propria unicità ed è proprio per questo che mi presento senza etichette. Voglio che le mie fotografie arrivino al pubblico, nient’altro. Non mi interessa tramite chi, voglio che arrivino a tutti, amatori, professionisti, amici e turisti e che ci si possa davvero incontrare per fare due chiacchiere, una cosa bellissima soprattutto in questo particolare momento di incertezze.

Oltre che nella mostra al Castello Svevo di Termoli dove possiamo ammirare le tue foto? Le mie fotografie sono tutte pubblicate sul mio profilo Instagram, aperto e visibile a tutti.

Come coltivi la tua passione per la fotografia? Faccio molti scatti come albe, tramonti e notturne che sono le mie preferite e che mi appassionano tantissimo, ma continuo a studiare, seguo corsi specializzati, compro anche molti libri, studio da autodidatta e sto creando per me una bella e corposa biblioteca fotografica.

Se c’è chi ti ispira, ce ne vuoi parlare? Sì sono diverse le fonti ispiratrici. Comincio col dire che ho conosciuto un professionista fotografo di La Spezia sulla cui pagina social avevo fatto l’iscrizione. Quando nel 2018 ha organizzato un workshop fotografico in Molise a Campobasso ho subito sentito di parteciparvi per conoscerlo.

In cosa ti ha ispirato? Si chiama Matteo Bertetto, pensa… un professionista della fotografia che, prima di fare questa scelta, lavorava nell’ambito della grande distribuzione. Poi la sua passione era diventata così importante che alla fine è riuscito a farne un lavoro e adesso fa il fotografo a tempo pieno! Sì mi ha ispirato, ovviamente è dotato di attrezzature sofisticate e costose, inoltre esce quando vuole… io invece devo ritagliare i tempi con il mio lavoro.

Da quali altri fotografi ti senti ispirato? Premesso che il digitale ha battuto di molto i costi, non posso nascondere che sono affascinato dai fotografi del passato. Ritengo tuttora che i più grandi paesaggisti della storia della fotografia siano i fotografi del passato che trattavano solo l’analogico. Noi oggi abbiamo photoshop, loro lavoravano in camera oscura, dunque la post-produzione c’è sempre stata, ma con modalità e strumenti diversi come pennelli, matite e colori. Quasi ancora uno strascico della pittura. E sono venuti fuori dei gran bei lavori. Mi riferisco in particolare al grande fotografo americano Ansel Adams del secolo scorso che ha scritto anche dei manuali sulla tecnica della fotografia. Ancora oggi le sue foto sono di un’attualità “tecnica” incredibile ed è difficile immaginare che siano state fatte con mezzi rudimentali.

E gli si illuminano gli occhi quando comincia a parlare di Sebastiao Salgado

Hai detto “ogni fotografia ha la sua storia”. Cosa intendi? Certo, come dicevo prima per me la foto è una scrittura, un racconto appunto e qui ora faccio una citazione che può essere utile poiché ci ricollega ad un altro grande fotografo che ammiro tantissimo, non è un paesaggista, ma un reporter fotografico ancora in vita, il brasiliano Sebastiao Salgado. Un artista immenso, impazzirei se lo vedessi e farei di tutto per poterlo incontrare. Lui dice che quando facciamo una foto, se la foto non racconta nulla non avremo fatto una foto al soggetto, avremo fatto una rappresentazione del soggetto, così fatta la foto è solo una nuda rappresentazione e non un racconto.

Tu condividi questa idea? Per me è bibbia, infatti molte sono le foto da me realizzate, ma che non ho mai pubblicato poiché a mio parere non dicono nulla. Anche con una grande passione sempre accesa, se nella fotografia non c’è ispirazione non la porti a casa, tanto è vero che molte volte esco, ma non ne scatto nemmeno una.

La fotografia che tu ritieni non possa dire nulla potrebbe invece ispirare e comunicare qualcosa all’osservatore. Che ne pensi? Dico sempre questo: interpretatela come volete, fatela vostra. Per ogni fotografia che andrò ad esporre sarò disposto a mettermi a nudo, a raccontare come è nata, a descrivere tutte le emozioni da cui è scaturita e che mi ha suscitato, però poi ognuno è giusto che ne prenda il bello e che possa interpretarla secondo il proprio punto di osservazione.

Che cos’è la competizione secondo te? Competizione per me è sempre stata una parola bruttina, il concetto di gara e di competizione può non rendere limpido il rapporto tra le persone. D’accordo quando si tratta di una gara sportiva, ma durante tutte le iniziative della vita non riesco a concepirla. Il talento va riconosciuto in ognuno di noi. Infatti il termine che utilizzo sempre è “condivisione” ovvero ognuno può mettere a disposizione quello che sa fare e a modo proprio può apprende anche qualcos’altro. La diversità è sempre un riconoscimento.

Sulla tua pagina social ti presenti con delle “dirette”. Cosa ti spinge a farlo? La prima volta mi sono detto: voglio fare questa diretta per raccontare un po’ di episodi… e volevo parlare della genesi delle cose, di come erano nate, e quindi, resomi conto che era andata benissimo, mi sono convinto che fare una mostra anche per me stesso mi avrebbe permesso di parlare con la gente più da vicino ora che il covid si è un po’ più allentato. A me piace parlare con le persone, fare due chiacchiere informali, spiegare come sono nate le mie foto, cosa ci metto di mio, perché per me la foto – e insisto nel dirlo – è un racconto e come io racconto me stesso con la foto.

Ti definiresti un fotografo? In questo senso mi sento un po’ “borderline”, non mi ritengo un fotografo professionista, ma nemmeno l’ultimo arrivato. Io mi definisco uno studioso, non un professionista e non un amatoriale, direi semplicemente un appassionato in primis.

Ti ritieni una persona sensibile? Eh sì, sì! Penso che per chi ami certe forme d’arte lo si è o lo si diventa.

Potresti descrivere un difetto della città di Termoli ed un suo pregio? E’ molto bello per me il concetto di condivisione, ho sempre cercato di coinvolgere persone nel mio settore per fare delle uscite fotografiche, albe e tramonti insieme. Anche quando sembrano non esserci buoni rapporti, mi piace pensare ad un punto di incontro grazie proprio alla fotografia come collante. Purtroppo riscontro che a Termoli manca proprio la voglia di condividere (sic!). Il pregio di Termoli? Io scatto da tanti anni a Termoli e dico che c’è sempre qualcosa di bello da fotografare e non ce ne rendiamo conto. Anche racchiusi in quel piccolo borgo vecchio che si gira in due minuti c’è sempre qualcosina da scattare. Mi sono ritrovato a fotografare tante albe e tramonti in giro per l’Italia, ma posso dire che il tipo di luce che riflette su Termoli – proprio a livello di composizione per il modo in cui arriva ad illuminare quel castello piuttosto che un vicoletto – è davvero singolare. Quando si coglie quella “giusta” luce vengono fuori dei capolavori. Sono momenti che durano anche solo un attimo perché come sai bene la luce cambia ogni istante, per quello la missione del fotografo è anche quella di immortalare. Quindi da un punto di vista fotografico, il pregio di Termoli è la sua luce, quel tipo di luce che credo abbia solo Termoli.

Progetti per il futuro? Tengo a dire una cosa a proposito di questo… purtroppo in questa mostra non c’è stato spazio per organizzarlo, ma in futuro vorrei farlo: io in realtà fotografo molto ai concerti poiché sono appassionato di musica. Ho assistito a grandi e numerosi concerti in vita mia fotografando artisti sul palco e imparando a seguire i ritmi della musica in sincronia con le luci, oltretutto cercando sempre di stare nelle prime file. Per questo ho raccolto un bel po’ di materiale fotografico su un tema che vorrò sicuramente esporre in futuro.

Cos’altro vuoi aggiungere al pubblico che ora ti sta leggendo e che verrà a trovarti personalmente alla mostra? Mi piace utilizzare sempre questo termine: “racconto”. Per me la fotografia è racconto, ma perché utilizzo il termine racconto? Perché non esiste verbo come “raccontare” più caloroso e rassicurante. Sin da piccoli, quando sentiamo il termine “raccontare” pensiamo al nonno e alla nonna che ci raccontavano la fiaba, di noi bambini che stavamo seduti ad ascoltare magari un programma in Tv e si cominciava così a navigare anche un po’ con la mente e la fantasia.  E’ un termine, tengo a dirlo, accogliente e rassicurante tanto che ho voluto riportarlo nel titolo della mostra: “Raccontiamoci”. Ricordo che quando a gennaio 2021 feci  la foto del lungomare Nord di Termoli, che vinse poi il primo premio del Concorso “La Termoli che mi piace”, eravamo in piena zona rossa per il covid e purtroppo avevo mia mamma che stava poco bene…  poi da lì a un mese ci ha lasciato. Io mi ero ritagliato quel pochino di tempo per scattare, ho fatto quella foto colpito dall’energia di quel tramonto e pensavo: da qui vedo il nord, da qui vedo tanti ricordi, vedo Pescara che è più vicina, per me la città per antonomasia, anche per andare a Roma passiamo di là. In questo tramonto voglio vederci un po’ di speranza, voglio vederci qualcosa di bello, queste luci, questo gioco di sfumature con veduta su un mondo che non possiamo raggiungere… Adesso da qui io intravedo quello che per me è stato importante, quelle terre e quegli orizzonti a me cari e inaccessibili. La foto deve raccontare qualcosa di bello che può essere il sentimento ed io vi ho messo anche molto del mio dramma personale, quello dell’anno scorso in cui è scomparsa mia mamma. In un certo senso quando vado a scattare mi ricordo di lei e delle volte che si complimentava di quell’alba o di quel tramonto, è come se in quelle vastità del cielo che ogni volta mi sorprende perdo il mio pensiero. Io ci vedo questo e racconto questo. In un certo senso questa mostra è dedicata a lei.


Mostra fotografica “RACCONTIAMOCI” di Nicola Cappella, fotografo amatoriale paesaggista, vincitore del premio del concorso fotografico “LA TERMOLI CHE MI PIACE”.

9 e 10 aprile 2022 – Dalle ore 9:00 alle ore 22:00 – Castello Svevo – Termoli CB MOLISE TALIA | Ingresso gratuito

Infinito Amore, Infinita Gratitudine e Infinita Intelligenza


La Quarantana di Gennaro Camelo-Artigiano bottega del rame-Santa Croce di Magliano CB MOLISE Ph Luigi Pizzuto

Il ramaio dalle mani d’oro. Ecco il maestro artigiano più anziano del paese e la Quarantana di Santa Croce di Magliano

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Un racconto che vibra di emozioni e valori umani. Protagonista è un artigiano speciale, Gennaro Camelo: il più anziano ramaio di Santa Croce di Magliano nel Molise, l’ultimo rimasto nel paese e che ogni giorno celebra il suo lavoro in una bottega che trasuda opere (d’arte) straordinarie, create esclusivamente con il rame e infinita passione.
Ce lo descrive da cuore a cuore Luigi Pizzuto, uno studioso attento alle tradizioni molisane e sensibile alla tradizionale Quarantana di Santa Croce di Magliano. Lo sguardo del ricercatore è rivolto ai beni immateriali del paese, fonti preziose e di ricchezza umana da trasferire alle nuove generazioni. “Il valore è luce”, così si presenta a noi quando lo contattiamo per saperne di più sull’artigiano ultraottantenne dalle mani d’oro. Con Luigi Pizzuto conosciamo più da vicino un‘eccellenza dell’artigianato del Molise, il maestro ramaio di paese che infonde amore per il proprio lavoro con le sue sapienti capacità creative. Opere e testimonianze che lasciano il segno!

Nel rame palpita il cuore di un’antica tradizione. La Quarantana di Gennaro Camelo illumina il cielo santacrocese.

“Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio. Un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano. Ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista”.

Questo magnifico pensiero di San Francesco d’Assisi si può senz’altro rileggere in uno dei mestieri più antichi che Gennaro Camelo porta sempre dentro di sé.
Tempo fa sono andato più volte a curiosare nella bottega del rame a Santa Croce di Magliano in provincia di Campobasso, a pochi passi dalla villa comunale. Spinto dal desiderio di ammirare con calma le opere d’arte dell’ottantaduenne Gennaro Camelo.
Si tratta dell’ultimo stagnino rimasto che lavora il rame con gli stessi segreti di tanto tempo fa. Appena entro nella sua bottega mi spiega con pazienza l’arte della lavorazione del rame che la sua famiglia pratica da tre generazioni.

Mi illustra poi in che modo – e con quanta passione – ha realizzato tantissime piccole opere d’arte legate alla vita d’un tempo e a quanto di meglio, nel corso del tempo, è divenuto il simbolo di una parte oppure dell’intero paese.

Riproduzione in scala di Santa Croce di Magliano in rame nella bottega del ramaio Gennaro Camelo
Veduta al tramonto di Santa Croce di Magliano CB MOLISE –  Ph Pasquale Marino Archeologo ©

Pertanto subito mi porta in un angolo espositivo per vedere la chiesa di San Giacomo in miniatura, l’Istituto Sacro Cuore, la Torre di Magliano e i carretti di Sant’Antonio pieni di spighe e di fiori, amati da tanti devoti. Nel racconto Gennaro è in piena forma. Mostra tanta esperienza acquisita fin da bambino. Quando in tenerissima età osservava in silenzio le mani creative del babbo e del nonno modellare tutto ciò che all’epoca serviva alla vita quotidiana dell’uomo. La sua lucidissima memoria ci riporta indietro nel tempo per capire i segreti di ieri. Srotola, col suo curioso dialetto e con non pochi accenti di nota, i meccanismi del mestiere e le attenzioni che bisogna avere verso il rame. Questo metallo così duttile che, puntualmente, riserva tante soddisfazioni e non poche sorprese. Poi mi illustra il suo capolavoro: la riproduzione in scala dell’antico borgo di Santa Croce di Magliano. Il cosiddetto Quartetto, costituito dal Quarto dei Latini e dal Quarto dei Greci. Senza sosta sofferma il suo dire sul nucleo abitativo più antico. Intorno al quale è nato prima il Borgo San Giacomo e poi l’intero abitato. Fino ai nostri giorni ancora “in fieri”.

Santa Croce di Magliano CB MOLISE Ph Agata Prugar ©

Con un senso di rispetto, pieno di soddisfazione, mi indica la Chiesa Greca, una costruzione dalle radici più antiche. Poi, di nuovo con l’indice, i vicoli stretti, la dimora del medico poeta Raffaele Capriglione, Largo Rotonda, le arcate, le mura, le porte e le quattro torrette, di cui due sono in piedi a tutte le ore, Torre Licursi e Torre Piscone. A dir il vero nell’impianto tutto è perfetto. La visione d’insieme abbraccia la vita di ogni famiglia santacrocese.  Sono affascinato da quello che vedo. A questo punto gli dico di farmi una promessa: realizzare la Quarantana col materiale più caro, per illuminare il cielo della sua ricca bottega. Dove le sue creazioni rianimano – agli occhi dell’osservatore – gli aspetti più belli della cultura santacrocese. Da questa richiesta molto sentita in verità non è passato tanto tempo. Così in vista dell’avvento della Quarantana, che inizia dopo il Martedì Grasso, inaspettatamente vengo invitato per partecipare alla presentazione dell’ultima sua opera in rame: la Quarantana.

Per me – che ho dedicato non poco tempo allo studio di questa singolare tradizione che si perde in un mondo lontano – si è trattato di una graditissima sorpresa. Piena di gioia. Come si vede dal reportage fotografico si tratta di una graziosissima opera d’arte. Piena di luce e di sapere locale.
Quarantana con il tricolore dell’Italia, tra le più storiche nel paese.
La Quarantana è la signora del cielo santacrocese.
In questo caso si può dire che è anche la regina di un metallo dorato che brilla di luce propria su tutti gli altri manufatti presenti nella vivacissima bottega dell’anziano artigiano.
Ma che cos’è la Quarantana? Questa strana immagine di bambola che vediamo durante tutto il periodo della Quaresima diffusa nel contesto urbano di Santa Croce di Magliano. Da chi la ama viene appesa ad un filo per quaranta giorni. Libera di dondolare in un ristretto o largo spazio aereo. Tra cielo e terra. Tra una finestra e un balcone. In effetti incarna la Quaresima, vestita da vecchia, da pupatta o da bambola. In questa sua rappresentazione sacro e profano si abbracciano.
Orgogliosamente la Quarantana ostenta i suoi accessori che hanno un alto profilo simbolico nel campo antropologico. Ai suoi piedi oscilla una patata su cui sono conficcate sette penne. Solitamente di gallina oppure di oca, di pavone o di tacchino. Sette penne per indicare le settimane mancanti all’arrivo della Santa Pasqua. Alla fine di ogni settimana ne viene tolta una fino al Sabato Santo. Per annunciare con la penna bianca, al suono delle campane, la gloria della Resurrezione.
Una sorta di orologio pubblico che spinge tutti con il naso all’insù a vedere il cielo.
La Quarantana porta sul grembiule l’aringa, per indicare l’astinenza quaresimale, il vino e i peperoncini, segni di una vita senza regole che abbandona Martedì Grasso. Porta infine in trionfo il fuso, simbolo di un arcano cammino di vita, del quale nessuno potrà mai conoscere la fine. Questa complicata filosofia, rimarcata da ogni singolo accessorio, viene velata inaspettatamente da una curiosa metamorfosi espressiva. Senz’altro più piacevole, che tra l’altro ha assunto nei tempi moderni. Si spiega così la sua trasformazione da vecchia a pupa, pupatta e bambola. Forse anche per soddisfare il piacere dei più piccoli. In tantissimi casi il look è decisamente giovanile.
Oggi in piena solitudine si può dire che nel cielo di Santa Croce trionfano tantissime Quarantane in ogni via.
Piene di vita. Piene di un sapere antico dalle tante radici.

Testo di Luigi Pizzuto© | A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita© | Fonte immagini: Ph Agata Prugar© – Ph Antonio Lafratta© – Ph Foschini© – Ph Luigi Pizzuto© – Ph Miky Di Niro Michela© –  Ph Pasquale Marino archeologo© – Ph Maria Vasco fondatrice Moliseinvita ©

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