Processione del Venerdì Santo 2022 dalla chiesa di San Leonardo CB MOLISE - Ph Franco Di Iorio © 2022

Processione del Venerdì Santo a Campobasso e mostra fotografica con Sergio Sammartino

La Processione del Venerdì Santo a Campobasso

La Processione del Venerdì Santo – Campobasso MOLISE – Ph Franco Di Iorio ©

Riportiamo la toccante descrizione della manifestazione religiosa che si tiene ogni anno a Campobasso, la Processione del Venerdì Santo, tratta dall’interessante mostra fotografica di Sergio Sammartino, molisano di Campobasso, appassionato viaggiatore, fotografo amatoriale di paesaggi e autore di libri fotografici.

La mostra, intitolata La carriera di un dilettante, si tiene dal 9 al 16 aprile 2022 presso il Circolo Sannitico di Campobasso ed è aperta al pubblico con ingresso gratuito.

Dalla presentazione della Processione così ben descritta dal fotografo Sergio Sammartino oltre che dalle sue dettagliate fotografie emerge l’intensità di una delle più sentite manifestazioni del Venerdì Santo in Italia. Il trasporto emotivo si sente a pelle e non si può non avvertire un particolare coinvolgimento che fa vibrare i cuori dei partecipanti. Un fiume scuro di persone, silenzioso e cadenzato, che scorre lungo le vie del centro storico della città di Campobasso in cui l’evento si svolge.

In un amalgama di sentimenti per il Divino, la condizione emotiva assale la mente e travolge il cuore mentre riempie gli animi della passione e del dolore della Madre di Gesù al suo funerale. La suggestione va ben oltre il credo religioso e approda in un’intima essenza, l’essenza di ognuno di noi che, sedotto da uno spettacolo unico come questo, viene trasportato emozionalmente fino a provare l’orgoglio di essere parte del Molise, il Molise arcaico e primordiale di cui tutti avremmo bisogno.

La Processione del Venerdì Santo – Campobasso MOLISE – Ph Franco Di Iorio ©

La Processione del Venerdì Santo a Campobasso

Processione del Venerdì Santo – Campobasso MOLISE – Ph Franco Di Iorio ©

“Il mio quarto libro fotografico, pubblicato nel 2016, ho voluto dedicarlo alla mia amata Campobasso. Come soggetto ho scelto la processione del Venerdì Santo che, come è noto, costituisce da sempre la manifestazione annua più importante dell’intera vita cittadina sia sotto il profilo strettamente religioso sia sotto quello della partecipazione popolare.

La Processione, che è sostanzialmente un funerale, quello di Cristo morto sulla Croce, accompagnato dalla Madonna Addolorata, si snoda per le strade cittadine seguendo un percorso ormai consolidato, con la solennità e la mestizia che si addicono a una manifestazione siffatta.

Ma quello che è impressionante è il silenzio in cui essa avviene: silenzio di tutti i partecipanti e silenzio delle due ali di folla che la avvolgono dall’inizio alla fine, con un coinvolgimento emotivo fortissimo che trova a tratti il suo culmine quando il coro che la accompagna, composto da settecento cantori (uomini e donne, all’incirca in parti uguali), rompe il predetto silenzio e intona un canto antichissimo ed estremamente suggestivo, che dilaga letteralmente nelle vie cittadine con la forza di un tuono.

Diventa difficile allora non cedere alla commozione che coinvolge tutti; ma è bene invece cedere a essa, magari versare anche qualche lacrima e sentirsi almeno questa volta e per qualche tempo orgoglioso e felice di essere campobassano, affratellato a tutti gli altri concittadini.”


A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita | Fonte: Mostra fotografica di Sergio Sammartino | Fonte immagini: Ph Franco Di Iorio © –  Ph Nicola Di Stefano © – Ph Saverio Zarrello © – Ph Maria Vasco ©

info 328 7 63 92 68 – mickpermanente@gmail.com (Escursioni organizzate e su richiesta per Molise e Abruzzo)

Infinito Amore, Infinita Gratitudine e Infinita Intelligenza
500 Mostra fotografica Raccontiamoci di Nicola Cappella - Castello Svevo Termoli CB MOLISE WA0004

“Io, Nicola Cappella, dedico la mia prima mostra fotografica a mia madre e mi racconto” | Termoli

Tempo di lettura 5′ – di Maria Vasco –

Immagini disegnate dalla luce: albe, tramonti, paesaggi notturni e fuochi d’artificio rappresentati come stati d’animo, attimi di vita raccolti e raccontati da Nicola Cappella, fotografo amatoriale che ha visto crescere sin da bambino la sua passione per la fotografia.

Una scoperta che lo ha letteralmente illuminato quando, ancora adolescente, si stupiva davanti alle immagini in bianco e nero che “apparivano” come per magia sopra un foglio di carta bianca nella penombra di una camera oscura. Un’illuminazione che non lo ha più abbandonato e che d’allora lo ha accompagnato nei suoi viaggi in giro per l’Italia e durante numerosi concerti di caratura nazionale e internazionale a cui ha partecipato. Macchina fotografica al collo e tanta curiosità sono le sue fedeli compagne di viaggio mentre una profonda sensibilità la sua guida interiore. Lo sguardo è eloquente, intenso e trapela tanta voglia di raccontarsi. Il messaggio è forte e chiaro, Nicola Cappella lascia intendere quanto sia meraviglioso per lui questo pianeta e come attraverso la fotografia anche le persone possono riconoscersi in una serena condivisione.

Originario di Termoli, solare cittadina molisana sull’Adriatico, Nicola della sua città conosce bene vicoli e periferie, consuetudini e tendenze. E si parte con la sua prima mostra intitolata “Raccontiamoci” dal 9 al 10 aprile 2022 proprio da qui, da Termoli, in una location storica per eccellenza, il Castello Svevo nel caratteristico borgo marinaro. Me ne parla più da vicino, sotto un cielo terso e davanti ad una tazza di caffè sul lungo mare Nord.

Nelle sue fotografie Nicola descrive se stesso e si percepisce subito il suo desiderio incontenibile di “raccontare”, ma il cuore dell’incontro sta nell’espressione in cui si riconosce immediatamente: “ogni fotografia ha la sua storia”.


Nicola, innanzitutto raccontaci di te. Ho tante passioni, sono appassionato di musica, sono un tifoso di calcio, mi piace relazionarmi con le persone, ma soprattutto mi definisco un sentimentale nel senso che mi piace riflettere, provare emozioni. Per me l’emozione è tutto, bella o brutta che sia l’emozione ci fa vivere. L’ho provata nella musica, sotto i palchi dei concerti dove anche cantare con un estraneo mi ha dato emozioni. C’è tanto romanticismo in questi semplici gesti perché ogni forma d’arte ti fa volare e ti fa viaggiare. Amo il viaggio anche per questo, stare davanti al finestrino di un aereo o di un treno dove i pensieri vanno, viaggiano anche loro. La fotografia è una forma d’arte, secondo me l’emozione per antonomasia è proprio quella dello scatto. Ecco vorrei definirmi così e voglio sottolineare il fatto che non c’è nessuna forma di presunzione in questa mostra o di auto-glorificazione per aver vinto un concorso fotografico. La mostra per me è un modo per incontrarsi e condividere emozioni perché credo che molte persone che scattano anche in modo amatoriale abbiano la propria esperienza da raccontare.

Hai partecipato a concorsi fotografici ? Due concorsi entrambi a Termoli e li ho vinti tra cui “La Termoli che mi piace”. Vabbè sarà stato un caso…

Che cos’è per te la fotografia? Pur non avendo una formazione classica, apprendo che fotografare è una parola che deriva dal greco e vuol dire “scrivere con la luce”. Per me la fotografia è una scrittura, un racconto appunto. Su questa premessa posso affermare che la fotografia è un racconto di me, magari non sarà perfetta perché non esiste una fotografia perfetta. Riconosco che le fotografie possono avere dei limiti come per esempio un contrasto, una luce sbagliata, un difetto anche di post produzione (che io faccio volentieri anche se in maniera oculata per dare un effetto un po’ pittorico alla fotografia), però appunto sono come me. Nel raccontare la fotografia io racconto me stesso perché anch’io sono pieno di difetti, ma tutto questo deve trasparire. Resto sempre una persona piena di sensibilità, piena di amore e con i suoi limiti come tutti. La mia è una fotografia che rappresenta tutto questo: deve essere imperfetta perché sono imperfetto io, ma nello stesso tempo deve manifestare amore e calore. Questa è la fotografia per me ed ha come scopo il racconto di se stessi.

Un modo per mettere in mostra l’imperfezione? Sì appunto, per questo metto in mostra le mie foto: io sono questo e c’è correlazione con esse, non mi vergogno di mostrare i miei difetti, gli stessi con cui mi relaziono al mondo tutti i giorni. Metto in mostra i miei limiti così come metto in mostra le mie foto, però sono qui, e spero siano piene di amore.

Come nasce la mostra “Raccontiamoci” di Nicola Cappella? Nasce dall’idea di condivisione e di parlare di fotografia con la gente. A me piace parlare di fotografia. Non si tratta solo di una classica esposizione fotografica, ma del desiderio di incontrarsi e di raccontarsi tra persone attraverso la fotografia. Mi rendo conto che non tutti la pensano allo stesso modo e che ognuno ha la propria unicità ed è proprio per questo che mi presento senza etichette. Voglio che le mie fotografie arrivino al pubblico, nient’altro. Non mi interessa tramite chi, voglio che arrivino a tutti, amatori, professionisti, amici e turisti e che ci si possa davvero incontrare per fare due chiacchiere, una cosa bellissima soprattutto in questo particolare momento di incertezze.

Oltre che nella mostra al Castello Svevo di Termoli dove possiamo ammirare le tue foto? Le mie fotografie sono tutte pubblicate sul mio profilo Instagram, aperto e visibile a tutti.

Come coltivi la tua passione per la fotografia? Faccio molti scatti come albe, tramonti e notturne che sono le mie preferite e che mi appassionano tantissimo, ma continuo a studiare, seguo corsi specializzati, compro anche molti libri, studio da autodidatta e sto creando per me una bella e corposa biblioteca fotografica.

Se c’è chi ti ispira, ce ne vuoi parlare? Sì sono diverse le fonti ispiratrici. Comincio col dire che ho conosciuto un professionista fotografo di La Spezia sulla cui pagina social avevo fatto l’iscrizione. Quando nel 2018 ha organizzato un workshop fotografico in Molise a Campobasso ho subito sentito di parteciparvi per conoscerlo.

In cosa ti ha ispirato? Si chiama Matteo Bertetto, pensa… un professionista della fotografia che, prima di fare questa scelta, lavorava nell’ambito della grande distribuzione. Poi la sua passione era diventata così importante che alla fine è riuscito a farne un lavoro e adesso fa il fotografo a tempo pieno! Sì mi ha ispirato, ovviamente è dotato di attrezzature sofisticate e costose, inoltre esce quando vuole… io invece devo ritagliare i tempi con il mio lavoro.

Da quali altri fotografi ti senti ispirato? Premesso che il digitale ha battuto di molto i costi, non posso nascondere che sono affascinato dai fotografi del passato. Ritengo tuttora che i più grandi paesaggisti della storia della fotografia siano i fotografi del passato che trattavano solo l’analogico. Noi oggi abbiamo photoshop, loro lavoravano in camera oscura, dunque la post-produzione c’è sempre stata, ma con modalità e strumenti diversi come pennelli, matite e colori. Quasi ancora uno strascico della pittura. E sono venuti fuori dei gran bei lavori. Mi riferisco in particolare al grande fotografo americano Ansel Adams del secolo scorso che ha scritto anche dei manuali sulla tecnica della fotografia. Ancora oggi le sue foto sono di un’attualità “tecnica” incredibile ed è difficile immaginare che siano state fatte con mezzi rudimentali.

E gli si illuminano gli occhi quando comincia a parlare di Sebastiao Salgado

Hai detto “ogni fotografia ha la sua storia”. Cosa intendi? Certo, come dicevo prima per me la foto è una scrittura, un racconto appunto e qui ora faccio una citazione che può essere utile poiché ci ricollega ad un altro grande fotografo che ammiro tantissimo, non è un paesaggista, ma un reporter fotografico ancora in vita, il brasiliano Sebastiao Salgado. Un artista immenso, impazzirei se lo vedessi e farei di tutto per poterlo incontrare. Lui dice che quando facciamo una foto, se la foto non racconta nulla non avremo fatto una foto al soggetto, avremo fatto una rappresentazione del soggetto, così fatta la foto è solo una nuda rappresentazione e non un racconto.

Tu condividi questa idea? Per me è bibbia, infatti molte sono le foto da me realizzate, ma che non ho mai pubblicato poiché a mio parere non dicono nulla. Anche con una grande passione sempre accesa, se nella fotografia non c’è ispirazione non la porti a casa, tanto è vero che molte volte esco, ma non ne scatto nemmeno una.

La fotografia che tu ritieni non possa dire nulla potrebbe invece ispirare e comunicare qualcosa all’osservatore. Che ne pensi? Dico sempre questo: interpretatela come volete, fatela vostra. Per ogni fotografia che andrò ad esporre sarò disposto a mettermi a nudo, a raccontare come è nata, a descrivere tutte le emozioni da cui è scaturita e che mi ha suscitato, però poi ognuno è giusto che ne prenda il bello e che possa interpretarla secondo il proprio punto di osservazione.

Che cos’è la competizione secondo te? Competizione per me è sempre stata una parola bruttina, il concetto di gara e di competizione può non rendere limpido il rapporto tra le persone. D’accordo quando si tratta di una gara sportiva, ma durante tutte le iniziative della vita non riesco a concepirla. Il talento va riconosciuto in ognuno di noi. Infatti il termine che utilizzo sempre è “condivisione” ovvero ognuno può mettere a disposizione quello che sa fare e a modo proprio può apprende anche qualcos’altro. La diversità è sempre un riconoscimento.

Sulla tua pagina social ti presenti con delle “dirette”. Cosa ti spinge a farlo? La prima volta mi sono detto: voglio fare questa diretta per raccontare un po’ di episodi… e volevo parlare della genesi delle cose, di come erano nate, e quindi, resomi conto che era andata benissimo, mi sono convinto che fare una mostra anche per me stesso mi avrebbe permesso di parlare con la gente più da vicino ora che il covid si è un po’ più allentato. A me piace parlare con le persone, fare due chiacchiere informali, spiegare come sono nate le mie foto, cosa ci metto di mio, perché per me la foto – e insisto nel dirlo – è un racconto e come io racconto me stesso con la foto.

Ti definiresti un fotografo? In questo senso mi sento un po’ “borderline”, non mi ritengo un fotografo professionista, ma nemmeno l’ultimo arrivato. Io mi definisco uno studioso, non un professionista e non un amatoriale, direi semplicemente un appassionato in primis.

Ti ritieni una persona sensibile? Eh sì, sì! Penso che per chi ami certe forme d’arte lo si è o lo si diventa.

Potresti descrivere un difetto della città di Termoli ed un suo pregio? E’ molto bello per me il concetto di condivisione, ho sempre cercato di coinvolgere persone nel mio settore per fare delle uscite fotografiche, albe e tramonti insieme. Anche quando sembrano non esserci buoni rapporti, mi piace pensare ad un punto di incontro grazie proprio alla fotografia come collante. Purtroppo riscontro che a Termoli manca proprio la voglia di condividere (sic!). Il pregio di Termoli? Io scatto da tanti anni a Termoli e dico che c’è sempre qualcosa di bello da fotografare e non ce ne rendiamo conto. Anche racchiusi in quel piccolo borgo vecchio che si gira in due minuti c’è sempre qualcosina da scattare. Mi sono ritrovato a fotografare tante albe e tramonti in giro per l’Italia, ma posso dire che il tipo di luce che riflette su Termoli – proprio a livello di composizione per il modo in cui arriva ad illuminare quel castello piuttosto che un vicoletto – è davvero singolare. Quando si coglie quella “giusta” luce vengono fuori dei capolavori. Sono momenti che durano anche solo un attimo perché come sai bene la luce cambia ogni istante, per quello la missione del fotografo è anche quella di immortalare. Quindi da un punto di vista fotografico, il pregio di Termoli è la sua luce, quel tipo di luce che credo abbia solo Termoli.

Progetti per il futuro? Tengo a dire una cosa a proposito di questo… purtroppo in questa mostra non c’è stato spazio per organizzarlo, ma in futuro vorrei farlo: io in realtà fotografo molto ai concerti poiché sono appassionato di musica. Ho assistito a grandi e numerosi concerti in vita mia fotografando artisti sul palco e imparando a seguire i ritmi della musica in sincronia con le luci, oltretutto cercando sempre di stare nelle prime file. Per questo ho raccolto un bel po’ di materiale fotografico su un tema che vorrò sicuramente esporre in futuro.

Cos’altro vuoi aggiungere al pubblico che ora ti sta leggendo e che verrà a trovarti personalmente alla mostra? Mi piace utilizzare sempre questo termine: “racconto”. Per me la fotografia è racconto, ma perché utilizzo il termine racconto? Perché non esiste verbo come “raccontare” più caloroso e rassicurante. Sin da piccoli, quando sentiamo il termine “raccontare” pensiamo al nonno e alla nonna che ci raccontavano la fiaba, di noi bambini che stavamo seduti ad ascoltare magari un programma in Tv e si cominciava così a navigare anche un po’ con la mente e la fantasia.  E’ un termine, tengo a dirlo, accogliente e rassicurante tanto che ho voluto riportarlo nel titolo della mostra: “Raccontiamoci”. Ricordo che quando a gennaio 2021 feci  la foto del lungomare Nord di Termoli, che vinse poi il primo premio del Concorso “La Termoli che mi piace”, eravamo in piena zona rossa per il covid e purtroppo avevo mia mamma che stava poco bene…  poi da lì a un mese ci ha lasciato. Io mi ero ritagliato quel pochino di tempo per scattare, ho fatto quella foto colpito dall’energia di quel tramonto e pensavo: da qui vedo il nord, da qui vedo tanti ricordi, vedo Pescara che è più vicina, per me la città per antonomasia, anche per andare a Roma passiamo di là. In questo tramonto voglio vederci un po’ di speranza, voglio vederci qualcosa di bello, queste luci, questo gioco di sfumature con veduta su un mondo che non possiamo raggiungere… Adesso da qui io intravedo quello che per me è stato importante, quelle terre e quegli orizzonti a me cari e inaccessibili. La foto deve raccontare qualcosa di bello che può essere il sentimento ed io vi ho messo anche molto del mio dramma personale, quello dell’anno scorso in cui è scomparsa mia mamma. In un certo senso quando vado a scattare mi ricordo di lei e delle volte che si complimentava di quell’alba o di quel tramonto, è come se in quelle vastità del cielo che ogni volta mi sorprende perdo il mio pensiero. Io ci vedo questo e racconto questo. In un certo senso questa mostra è dedicata a lei.


Mostra fotografica “RACCONTIAMOCI” di Nicola Cappella, fotografo amatoriale paesaggista, vincitore del premio del concorso fotografico “LA TERMOLI CHE MI PIACE”.

9 e 10 aprile 2022 – Dalle ore 9:00 alle ore 22:00 – Castello Svevo – Termoli CB MOLISE TALIA | Ingresso gratuito

Infinito Amore, Infinita Gratitudine e Infinita Intelligenza


La Quarantana di Gennaro Camelo-Artigiano bottega del rame-Santa Croce di Magliano CB MOLISE Ph Luigi Pizzuto

Il ramaio dalle mani d’oro. Ecco il maestro artigiano più anziano del paese e la Quarantana di Santa Croce di Magliano

Tempo stimato di lettura: 2′-
Un racconto che vibra di emozioni e valori umani. Protagonista è un artigiano speciale, Gennaro Camelo: il più anziano ramaio di Santa Croce di Magliano nel Molise, l’ultimo rimasto nel paese e che ogni giorno celebra il suo lavoro in una bottega che trasuda opere (d’arte) straordinarie, create esclusivamente con il rame e infinita passione.
Ce lo descrive da cuore a cuore Luigi Pizzuto, uno studioso attento alle tradizioni molisane e sensibile alla tradizionale Quarantana di Santa Croce di Magliano. Lo sguardo del ricercatore è rivolto ai beni immateriali del paese, fonti preziose e di ricchezza umana da trasferire alle nuove generazioni. “Il valore è luce”, così si presenta a noi quando lo contattiamo per saperne di più sull’artigiano ultraottantenne dalle mani d’oro. Con Luigi Pizzuto conosciamo più da vicino un‘eccellenza dell’artigianato del Molise, il maestro ramaio di paese che infonde amore per il proprio lavoro con le sue sapienti capacità creative. Opere e testimonianze che lasciano il segno!

Nel rame palpita il cuore di un’antica tradizione. La Quarantana di Gennaro Camelo illumina il cielo santacrocese.

“Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio. Un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano. Ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista”.

Questo magnifico pensiero di San Francesco d’Assisi si può senz’altro rileggere in uno dei mestieri più antichi che Gennaro Camelo porta sempre dentro di sé.
Tempo fa sono andato più volte a curiosare nella bottega del rame a Santa Croce di Magliano in provincia di Campobasso, a pochi passi dalla villa comunale. Spinto dal desiderio di ammirare con calma le opere d’arte dell’ottantaduenne Gennaro Camelo.
Si tratta dell’ultimo stagnino rimasto che lavora il rame con gli stessi segreti di tanto tempo fa. Appena entro nella sua bottega mi spiega con pazienza l’arte della lavorazione del rame che la sua famiglia pratica da tre generazioni.

Mi illustra poi in che modo – e con quanta passione – ha realizzato tantissime piccole opere d’arte legate alla vita d’un tempo e a quanto di meglio, nel corso del tempo, è divenuto il simbolo di una parte oppure dell’intero paese.

Riproduzione in scala di Santa Croce di Magliano in rame nella bottega del ramaio Gennaro Camelo
Veduta al tramonto di Santa Croce di Magliano CB MOLISE –  Ph Pasquale Marino Archeologo ©

Pertanto subito mi porta in un angolo espositivo per vedere la chiesa di San Giacomo in miniatura, l’Istituto Sacro Cuore, la Torre di Magliano e i carretti di Sant’Antonio pieni di spighe e di fiori, amati da tanti devoti. Nel racconto Gennaro è in piena forma. Mostra tanta esperienza acquisita fin da bambino. Quando in tenerissima età osservava in silenzio le mani creative del babbo e del nonno modellare tutto ciò che all’epoca serviva alla vita quotidiana dell’uomo. La sua lucidissima memoria ci riporta indietro nel tempo per capire i segreti di ieri. Srotola, col suo curioso dialetto e con non pochi accenti di nota, i meccanismi del mestiere e le attenzioni che bisogna avere verso il rame. Questo metallo così duttile che, puntualmente, riserva tante soddisfazioni e non poche sorprese. Poi mi illustra il suo capolavoro: la riproduzione in scala dell’antico borgo di Santa Croce di Magliano. Il cosiddetto Quartetto, costituito dal Quarto dei Latini e dal Quarto dei Greci. Senza sosta sofferma il suo dire sul nucleo abitativo più antico. Intorno al quale è nato prima il Borgo San Giacomo e poi l’intero abitato. Fino ai nostri giorni ancora “in fieri”.

Santa Croce di Magliano CB MOLISE Ph Agata Prugar ©

Con un senso di rispetto, pieno di soddisfazione, mi indica la Chiesa Greca, una costruzione dalle radici più antiche. Poi, di nuovo con l’indice, i vicoli stretti, la dimora del medico poeta Raffaele Capriglione, Largo Rotonda, le arcate, le mura, le porte e le quattro torrette, di cui due sono in piedi a tutte le ore, Torre Licursi e Torre Piscone. A dir il vero nell’impianto tutto è perfetto. La visione d’insieme abbraccia la vita di ogni famiglia santacrocese.  Sono affascinato da quello che vedo. A questo punto gli dico di farmi una promessa: realizzare la Quarantana col materiale più caro, per illuminare il cielo della sua ricca bottega. Dove le sue creazioni rianimano – agli occhi dell’osservatore – gli aspetti più belli della cultura santacrocese. Da questa richiesta molto sentita in verità non è passato tanto tempo. Così in vista dell’avvento della Quarantana, che inizia dopo il Martedì Grasso, inaspettatamente vengo invitato per partecipare alla presentazione dell’ultima sua opera in rame: la Quarantana.

Per me – che ho dedicato non poco tempo allo studio di questa singolare tradizione che si perde in un mondo lontano – si è trattato di una graditissima sorpresa. Piena di gioia. Come si vede dal reportage fotografico si tratta di una graziosissima opera d’arte. Piena di luce e di sapere locale.
Quarantana con il tricolore dell’Italia, tra le più storiche nel paese.
La Quarantana è la signora del cielo santacrocese.
In questo caso si può dire che è anche la regina di un metallo dorato che brilla di luce propria su tutti gli altri manufatti presenti nella vivacissima bottega dell’anziano artigiano.
Ma che cos’è la Quarantana? Questa strana immagine di bambola che vediamo durante tutto il periodo della Quaresima diffusa nel contesto urbano di Santa Croce di Magliano. Da chi la ama viene appesa ad un filo per quaranta giorni. Libera di dondolare in un ristretto o largo spazio aereo. Tra cielo e terra. Tra una finestra e un balcone. In effetti incarna la Quaresima, vestita da vecchia, da pupatta o da bambola. In questa sua rappresentazione sacro e profano si abbracciano.
Orgogliosamente la Quarantana ostenta i suoi accessori che hanno un alto profilo simbolico nel campo antropologico. Ai suoi piedi oscilla una patata su cui sono conficcate sette penne. Solitamente di gallina oppure di oca, di pavone o di tacchino. Sette penne per indicare le settimane mancanti all’arrivo della Santa Pasqua. Alla fine di ogni settimana ne viene tolta una fino al Sabato Santo. Per annunciare con la penna bianca, al suono delle campane, la gloria della Resurrezione.
Una sorta di orologio pubblico che spinge tutti con il naso all’insù a vedere il cielo.
La Quarantana porta sul grembiule l’aringa, per indicare l’astinenza quaresimale, il vino e i peperoncini, segni di una vita senza regole che abbandona Martedì Grasso. Porta infine in trionfo il fuso, simbolo di un arcano cammino di vita, del quale nessuno potrà mai conoscere la fine. Questa complicata filosofia, rimarcata da ogni singolo accessorio, viene velata inaspettatamente da una curiosa metamorfosi espressiva. Senz’altro più piacevole, che tra l’altro ha assunto nei tempi moderni. Si spiega così la sua trasformazione da vecchia a pupa, pupatta e bambola. Forse anche per soddisfare il piacere dei più piccoli. In tantissimi casi il look è decisamente giovanile.
Oggi in piena solitudine si può dire che nel cielo di Santa Croce trionfano tantissime Quarantane in ogni via.
Piene di vita. Piene di un sapere antico dalle tante radici.

Testo di Luigi Pizzuto© | A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita© | Fonte immagini: Ph Agata Prugar© – Ph Antonio Lafratta© – Ph Foschini© – Ph Luigi Pizzuto© – Ph Miky Di Niro Michela© –  Ph Pasquale Marino archeologo© – Ph Maria Vasco fondatrice Moliseinvita ©

info 328 7 63 92 68 – mickpermanente@gmail.com (Escursioni organizzate e su richiesta per Molise e Abruzzo)

>> ???? VISITA  QUI LA GALLERIA DELLE VETRINE & TERRITORIO – ESPERIENZE NEL MOLISE e DINTORNI | ATTIVITA’ SCELTE DA MOLISEINVITA PER OSPITARTI CON PIACERE  ????
Infinito Amore e Infinita Gratitudine
Colli a Volturno IS Ph Lorenzo Zip Albanese © www.moliseinvita.it1 - Copia - Copia

Colli a Volturno, perché viene chiamata “La piccola Parigi” del Molise e quali le sue unicità.

Tempo stimato di lettura: 2′-

Così bella da sembrare un quadro.

La chiamano “La piccola Parigi” del Molise ed è la spettacolare Colli a Volturno con le sue tre colline boscose sempreverdi. Un gioiello del Molise immerso in una vegetazione salubre e incontaminata.

Piccolo centro medievale, Colli a Volturno si trova nell’Alto Molise in provincia di Isernia. Furono i virtuosi monaci benedettini di S. Vincenzo al Volturno nel periodo prima del Mille a dargli vita, ma l’insediamento ha origini ancora più antiche e lo riportano al VII sec. a.C. con la presenza dei Sanniti.

Siete appassionati di storia? Bene, qui potrete trovare ben conservati un acquedotto romano ed i resti della “cinta muraria sannitica” lunga sei chilometri – meta di numerosi ricercatori e archeologi, italiani e stranieri, interessati dalle dimensioni dei massi delle mura megalitiche e dalla lunghezza straordinaria dell’opera –

E per i più curiosi andiamo ancora più indietro nel tempo: scopriamo infatti che le origini di Colli a Volturno risalgono addirittura ad epoche preistoriche.

Ma le bellezze di  Colli a Volturno non finiscono qui! Baciato e nutrito dal fiume Volturno, questo tesoro del Molise, abitato da poco più di 1.300 anime, gode di panorami mozzafiato da un’altitudine di circa 400 m. sul livello del mare. Il paesaggio è tipico dei libri di fiaba e stupisce i visitatori affascinandoli con le cime del massiccio delle Mainarde e del Matese. Meta ideale per chi ama il contatto autentico con la natura e le immersioni in paesaggi antichi e incontaminati.

Il territorio di Colli a Volturno, come dice il nome stesso, è detto anche Colli non solo per brevità, ma anche per la sua morfologia prevalentemente collinosa. E’ caratterizzata inoltre da ampie distese pianeggianti che invitano a fare escursioni non solo nel periodo estivo, ma anche per tutto il resto dell’anno. Se siete innamorati delle attività all’aria aperta e preferite un turismo slow, sostenibile e a piedi con gruppi organizzati e/o passeggiate individuali, siete nel posto giusto!

L’area è di eccezionale pregio ambientale ed accoglie fonti di sorgenti d’acqua pura: spazi ideali per gli appassionati di trekking, equitazione e turismo sportivo come la pesca. Numerose le aree picnic attrezzate che soddisfano camminatori, escursionisti di gite fuori porta e famiglie con bambini.

Ora vi sveliamo i motivi per cui Colli a Volturno si è simpaticamente meritata il titolo di “Piccola Parigi”. Sono di varia natura e si sono susseguiti dalla prima metà del secolo scorso fino alla fine degli anni ’60 circa, ma principalmente si collegano ad un preciso evento storico quando nel 1944 il Generale Charles De Gaulle entrava a Colli a Volturno per passare in rassegna i suoi soldati insieme a quelli italiani del CIL (Corpo Italiano di Liberazione). In quell’occasione venne acclamato con così tanta enfasi sia dai militari sia dai cittadini del posto che, sorpreso, esclamò: ” Mi avete accolto come in una piccola Parigi” *. Pare che da quel momento la popolazione abbia orgogliosamente nutrito l’appellativo di “Piccola Parigi”  con tre sue caratteristiche predominanti:

1) La posizione geografica, comoda e strategica tale da consentire facili spostamenti tra Campobasso, Isernia e i paesi dell’Alta Valle del Volturno. 2) Il fiorire di negozi di ogni genere, botteghe artigianali, falegnamerie e uffici di vari servizi di utilità. Un giorno al mese si teneva persino una fiera/mercato che attirava molte persone dai paesi limitrofi. Questa vitalità aveva conferito pregio e ricchezza al paese tanto da divenire una città shopping, simbolo di novità commerciali molto ambite. 3) Il primato di paese della valle per aver ricevuto energia elettrica a seguito degli interventi della centrale elettrica del Volturno. Pare che questo abbia acceso ancor più l’appellativo di “Piccola Parigi” come piccola “Ville Lumière” del Molise.

Tradizionale “Frittata collese” con 250 uova

Oggi descriviamo con tenerezza questi aspetti che hanno ben contribuito ad “illuminare” il piccolo paese di Colli a Volturno. Gli abitanti più anziani ancora oggi infatti raccontano commossi le loro esperienze di vita descrivendo quello che era il paese di un tempo. Il fenomeno dell’emigrazione ha poi lentamente ridotto tutto lo sviluppo d’allora e oggi possiamo semplicemente ammirare un centro storico dalla bellezza antica e silenziosa.

E non basta, tra le cose belle da fare e vedere a Colli a Volturno non poteva mancare una chicca gastronomica, o meglio, una specialità unica in Italia che solo nei paesi della Valle del Volturno nel Molise viene preparata. Stiamo parlando della frittata collese: una pietanza eccezionale – quasi da guiness dei primati in cucina – preparata il sabato prima di Pasqua con abili mani e l’incredibile uso di 250, diciamo 250, uova! Una ricetta esclusiva da fare invidia ai migliori chef gourmet. Più che una prelibatezza da portare in tavola, un rito tradizionale in cucina! Si tratta infatti di una tradizione in famiglia molto sentita dai collesi che unisce sentimento, arte in cucina e territorio. Un motivo in più per venire a Colli a Volturno e degustarla assolutamente!

Siamo nel Molise autentico, quel bel Molise che lascia una traccia nel cuore di chi lo visita per la prima volta con la voglia di ritornarvi ancora. 

Colli a Volturno, un paese del Molise con scorci e paesaggi che possono far commuovere ???? Per il prossimo viaggio in giro per l’Italia pensaci, vieni nel Molise che emoziona!


Scritto da Maria Vasco fondatrice Moliseinvita ©| Fonte immagini: Ph Maria Vasco © – Lorenzo Zip Albanese © – Pietro Di Florio © – Remo Lollis © – Vincenzo D’Alessio ©

Paesi da vedere intorno a Colli a Volturno:

Fornelli, Rocchetta a Volturno con Castelnuovo a Volturno, Montaquila, Cerro al Volturno, Macchia d’Isernia, Filignano, Castel San Vincenzo, Acquaviva d’Isernia, Pozzilli, Monteroduni.


> > CONDIVIDI CON NOI E CON I TUOI AMICI QUESTO ARTICOLO – SCRIVI UN COMMENTO E DI’ LA TUA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK
>>Dove dormire in Molise: B&B OCA GIULIVA – MONTENERO DI BISACCIA CB MOLISE | info 348 53 69 144 

GUIDA AMBIENTALE ESCURSIONISTICA MICHELE PERMANENTE (AIGAE) 

info 328 7 63 92 68 – mickpermanente@gmail.com (Escursioni organizzate e su richiesta per Molise e Abruzzo)

>> ???? VISITA  QUI LA GALLERIA DELLE VETRINE & TERRITORIO – ESPERIENZE NEL MOLISE e DINTORNI | ATTIVITA’ SCELTE DA MOLISEINVITA PER OSPITARTI CON PIACERE  ????
Area picnic presso il fiume Volturno. Colli a Volturno IS MOLISE – Ph Vincenzo d’Alessio ©

* Fonte: Diario di Guerra del Generale Umberto Utili da cui si apprende che il comando CIL aveva base a Colli a Volturno IS. Nel 2019 l’equipe di esperti del M.I.G.M (Museo Internazionale delle Guerre Mondiali) con sede a Rocchetta a Volturno IS, avendo lavorato su questa ricerca, ha donato alla cittadina collese una gigantografia fotografica  raffigurante l’evento storico dell’arrivo del Generale De Gaulle e del suo incontro con il Generale italiano Utili a Colli a Volturno il 22 marzo 1944. Attualmente è esposta proprio sul luogo dove si svolse l’evento.  

Infinito Amore e Gratitudine

 

Natura e trekking- Civitanova del Sannio IS MOLISE-sentiero Frassati Ph M. Permanent

Escursione fotografica e camminata naturalistica nei boschi del Molise

Domenica 20 marzo 2022 ci immergeremo in un’originale escursione fotografica con la presentazione de laboratorio fotografico in natura:

“INSCAPE – Ho visto gli alberi nel bosco volare” – “Inscape” è una parola inglese che unisce le due parole: “interiore” (inside) e “paesaggio” (landscape).

 Dove? Presso i luoghi fiabeschi della Montagnola Molisana a Civitanova del Sannio IS e di Frosolone IS – MOLISE ITALY

Eremo di Sant’Egidio – Frosolone IS MOLISE -Ph Alessandra Natangelo ©

Tra le più creative e stimolanti escursioni in natura nel Molise, ci proietteremo in un viaggio emozionante durante uno dei momenti più belli dell’anno alle porte della primavera. L’escursione fotografica di questa domenica di marzo si svolgerà infatti in piena armonia con la natura nei boschi appena usciti dall’inverno alla ricerca di un paesaggio speciale, il nostro paesaggio interiore.

Ideata e curata dal fotografo Lello Muzio e accompagnata dall’esperta guida ambientale escursionistica Michele Permanente, l’escursione/passeggiata fotografica ci offrirà percorsi suggestivi che uniscono natura e ispirazione, un binomio che attrae appassionati di arte, fotografia e camminate all’aria aperta. Turismo a piedi d’ispirazione e di “destinazione umana” che trova la sua espressione più alta nei luoghi più belli dell’Italia come nell’Appennino Sannita del Molise.

Non è necessaria una conoscenza approfondita del mezzo fotografico, è possibile scattare foto con smartphone. Per i fotografi più esperti o con reflex o mirrorlex è consigliabile, ma non è necessario, l’uso del cavalletto. In ogni caso ce ne sarà uno a disposizione e non mancherà il supporto tecnico per chi ne avesse bisogno. Inoltre è consigliabile portare con se penna, quaderno.
La Montagnola Molisana, zona SIC (Sito di Interesse Comunitario), stupirà con i suoi meravigliosi paesaggi boschivi e incontaminati.
Lago di San Lorenzo – Civitanova del Sannio IS MOLISE Ph Vittorio Ciamarra ©
La meta del trekking sarà il punto più alto della Montagnola di Civitanova del Sannio.
L’escursione si svolgerà tra le faggete e le praterie della Montagnola Molisana con un passaggio al Lago di San Lorenzo.
Anche se l’escursione si svolgerà sul territorio di Civitanova del Sannio, il ritrovo sarà presso l’eremo di S. Egidio a Frosolone IS alle ore 9:30 di domenica 20 marzo 2022.

Venite con noi a sperimentare la vostra creatività nei boschi e nella natura del Molise!

PUNTO DI INCONTRO ED ORARI ????????????: Frosolone IS MOLISE – Eremo di S. Egidio ore 9:30 – A seguire trasferimento con auto propria fino al punto di partenza per l’escursione. Un tratto del percorso da fare con le auto è sterrato. Conclusione escursione ore 13:0 circa. A conclusione dell’escursione (per chi vuole) ci fermeremo a pranzo in un ristorante della zona. SCHEDA PERCORSO ????‍♂️????‍♀️: Difficoltà: E/T – escursionistico/turistico – Lunghezza: 5 km  – Dislivello: 180 m.

EQUIPAGGIAMENTO PERSONALE: Abbigliamento e scarpe da trekking (scarpe da trekking alte obbligatorie) – Giacca a vento, mantella impermeabile, berretto invernale e scaldacollo, maglia di ricambio, maglia in pile, pantalone lungo, guanti, acqua almeno 1 lt. snack energetico e colazione al sacco. Bastoni da trekking facoltativi, macchina fotografica. PARTECIPANTI: L’evento escursionistico si svolge a numero chiuso e si attiverà con un minimo di 12 e massimo 25 partecipanti

INFO, QUOTA E PRENOTAZIONI: Per tutte le informazioni sul percorso, costi e iscrizioni o altro contattare Guida GAE Michele Permanente al 328 7639268. È buona cosa prima di iscriversi contattare la guida e chiedere chiarimenti per il percorso. La quota comprende accompagnamento in escursione con Guida Ambientale Escursionistica (Aigae), Assicurazione RCT, momento didattico con il Fotografo Lello Muzio. Prenotazione obbligatoria entro e non oltre le ore 20:00 di venerdì 18 marzo 2022


Fonte: Guida Ambientale Escursionistica Michele Permanente (AIGAE) – Associazione Molise da scoprire © | Fonte immagini: Ph Alessandra Natangelo © | Ph Vittorio Ciamarra ©



Punta Aderci Vasto CH ABRUZZO Ph Maria Vasco ©

Escursione da sogno in un meraviglioso luogo d’Abruzzo: Punta Aderci, mare e benessere.

Ecco un altro luogo meraviglioso da visitare sui sentieri del benessere per sollevare l’umore e beneficiare l’organismo.

Domenica 13 marzo 2022 zaino in spalla, scarponi ben allacciati e macchina fotografica al collo: facciamo un’escursione da sogno!

A pochi chilometri da Vasto in Abruzzo andiamo alla scoperta di un angolo di paradiso della nostra bellissima costa adriatica con viste panoramiche spettacolari.

Siamo a Punta Aderci, Riserva Naturale Regionale e Sito di Interesse Comunitario (S.I.C), sulla famosa Costa dei Trabocchi, fatta di spiagge selvagge e promontori a picco sul mare. La natura è incontaminata, l’aria intrisa di iodio e profumata di vegetazione spontanea, fiori e frutti selvatici.

Sembra di essere in una piccola Scozia, ma qui i paesaggi sono italiani, autentici quadri a colori e di rara bellezza dove terra e mare si abbracciano in un tutt’uno.

Il luogo si fonde con le emozioni e ci dona immersioni in esperienze sensoriali. Passeggeremo dolcemente in riva al mare e riceveremo appieno i benefici della natura e dell’aria salubre di questa meravigliosa località d’Abruzzo al confine con il Molise. Un percorso panoramico a piedi lungo una delle coste più belle dell’Abruzzo che unisce cielo, mare e terra in un mix di adrenalina e relax. Dal promontorio di Punta Aderci infatti i panorami spaziano senza confini e si perdono nell’orizzonte sul mare e sulle montagne, dalla Maiella al Gran Sasso fino ai Monti Sibillini nelle Marche.

Paesaggi che appagano i sensi e la vista di chiunque li attraversi.

L’escursione di hiking è perfetta per vivere momenti di gioia en plain air e ci permette di respirare a pieni polmoni l’aria salutare del mare, accompagnati dalla nostra esperta Guida GAE Michele Permanente.

Queste sono le escursioni da fare assolutamente per riempire gli occhi di belle emozioni e nutrire di benessere la nostra salute.

Escursione a piedi: una ragione in più per programmare un weekend outdoor e goderci una bella e salutare passeggiata in compagnia!


QUI I DETTAGLI E INFO UTILI PER PARTECIPARE ALL’ESCURSIONE

Domenica 13 marzo 2022 – Escursione a Punta Aderci Riserva Naturale Regionale – Vasto CH ABRUZZO

SCHEDA PERCORSO: difficoltà: E/T Escursionistico/Turistico – lunghezza 8,5 km – dislivello 30 mt –  L’escursione è adatta a tutti anche ai bambini dai 10 anni in su accompagnati almeno da un genitore | PUNTO DI INCONTRO ED ORARI: Parcheggio ingresso Riserva Naturale Regionale Punta Aderci – Vasto CH ore 10:00 | Sarà inviato segnaposto google maps a tutti gli iscritti tramite messaggio WhatsApp. Conclusione escursione ore 15:00 circa.

EQUIPAGGIAMENTO PERSONALE: Abbigliamento e scarpe da trekking (parte del percorso è su sterrata e spiaggia di ciottoli), giacca a vento, cappellino, acqua almeno 1 lt., frutta secca e cioccolato, bastoni da trekking (facoltativi). Consigliata la macchina fotografica. Pranzo a sacco a carico dei partecipanti. QUOTA: la quota comprende l’accompagnamento in escursione con da Guida Ambientale Escursionistica (Aigae) – Assicurazione RCT

Per tutte le informazioni sul percorso, iscrizioni o altro contattare Guida GAE Michele Permanente 328 7639268


Testo e foto di Maria Vasco, fondatrice Moliseinvita ©

Fonte: Guida Ambientale Escursionistica Michele Permanente (AIGAE) – Associazione Molise da scoprire © | Fonte immagini: Moliseinvita Ph Maria Vasco ©


.


Pescopennataro IS MOLISE Escursionisti sulla neve. Guida ambientale Michele Permanente Ph Lello Muzio ©

Neve, che sorpresa! Camminata con le ciaspole tra gli Abeti Soprani di Pescopennataro | Alto Molise

I luoghi sono incantevoli, lo scenario è suggestivo, l’aria è frizzante.

Dove? In montagna, tra i boschi di Pescopennataro nel magico Alto Molise.

 Escursione sulla neve – Ciaspolata Abeti Soprani – Domenica 6 marzo 2022 – Pescopennataro IS MOLISE

Camminare sulla neve è ancora più emozionante se pensiamo che è arrivata a marzo e di sorpresa, quasi a voler restare fedele all’inverno prima di annunciare la prossima primavera.

Qui le esperienze a piedi sono emozionanti: passeggiare felici sul manto soffice, bianco e ovattato della neve è un po’ come tornare fanciulli. Neve fresca che scrocchia sotto i piedi, aria fine e pulita, quel candore che dà tranquillità e pace. Sì… camminare e ciaspolare senza pensieri in mezzo alla natura incontaminata del Molise è proprio ciò che serve in questo momento.

E quanto benessere! Percorsi boschivi tanto meravigliosi per il loro paesaggio che ci lasciano senza fiato: luoghi incontaminati e fiabeschi in cui la guida escursionistica – esperta guida GAE nel Molise e Abruzzo, Michele Permanente – ci accompagnerà.

Arroccato su uno sperone, sulla valle del Sangro a 1200 mt di altezza, al confine tra l’Abruzzo e il Molise, Pescopennataro, paesello in provincia di Isernia, è un luogo unico, immerso nei boschi di abeti giganti, detti anche abeti bianchi e abeti soprani per la loro bellezza e imponenza. Vere e proprie piramidi naturali sempreverdi, “creature” segrete che sembrano voler sussurrare parole di armonia alle persone, agli animali e al vento che le circondano.

Alti più di 40 mt, dal fusto diritto (raggiungono fino a 4 mt di circonferenza), ci avvolgono in una cornice naturale incantevole, un paesaggio delle meraviglie in cui si perde ogni pensiero e ci si lascia andare alla leggerezza della vita.

Da cogliere al volo e provare direttamente per rendersene conto con il cuore! Respiriamo infatti con occhi, polmoni e cuore quando sembra di toccare il cielo e vivere in un paradiso.

Magia, relax, libertà e pace. Siamo in Alto Molise!

Siete pronti a vivere questa fantastica esperienza insieme a noi con la nostra guida?


QUI I DETTAGLI E INFO UTILI PER PARTECIPARE ALLA CIASPOLATA

SCHEDA PERCORSO: difficoltà: E – EAI Escursionistico / Escursionistico in Ambiente Innevato – lunghezza 4 km circa – dislivello 150 mt | PUNTO DI INCONTRO ED ORARI: Pescopennataro IS – Parco Abete Bianco – Domenica 6 marzo 2022 – Ore 9:30 – Conclusione escursione ore 13:00 circa | Possibilità di pranzo presso Parco Abete Bianco (da concordare)

EQUIPAGGIAMENTO PERSONALE: Abbigliamento *scarpe da trekking possibilmente in goretex o altro tessuto impermeabile (*scarpe da trekking alte obbligatorie), giacca a vento, berretto, scaldacollo, maglia di ricambio, maglia in pile, guanti, scarpe e calze di ricambio, giaccone da lasciare in macchina. Acqua almeno 1 lt., frutta secca e cioccolato, bastoni da trekking. Consigliati thè o altra bevanda calda, macchina fotografica e binocolo.

QUOTA: la quota comprende l’escursione con le ciaspole guidata da Guida Ambientale Escursionistica (Aigae) – Assicurazione RCT – Nolo ciaspole e bastoni.

La guida si riserva di annullare l’escursione, di variare il percorso per condizioni meteo avverse o per altri fattori che potrebbero compromettere la sicurezza degli accompagnati o se in contrasto con i futuri DPCM per emergenza Covid-19. È buona cosa prima di iscriversi contattare la guida e chiedere chiarimenti per il percorso e la nuova normativa COVID19.

Per tutte le informazioni sul percorso, iscrizioni o altro contattare Guida GAE Michele Permanente 328 7639268


A cura di Maria Vasco, fondatrice Moliseinvita © | Fonte: Guida Ambientale Escursionistica Michele Permanente (AIGAE) | Fonte immagini: Ph Lello Muzio © – Ph Pierluigi Ortolano © – Ph Valeria Fabrizio  GAE © – Ph Guida AIGAE Michele Permanente, dalla pagina facebook e Associazione Molise da scoprire ©

>> Per dormire in Molise: B&B OCA GIULIVA – MONTENERO DI BISACCIA CB MOLISE | info 348 53 69 144