9 500 Monte Gallinola - Campitello Matese CB MOLISE Ph Mimmo Salierno© neve - Copia

10 cose da fare a Campitello Matese | Molise

Cosa fare d’inverno nel Molise?

Se ami sciare e non solo: divertirti con tante altre attività sulla neve, godere panorami spettacolari ed emozionarti nei silenzi fatati della natura, ti consigliamo un luogo ideale nel Molise. E’ Campitello Matese.

Che tu sia in compagnia della famiglia, di amici, in coppia o in solitudine, ecco 10 cose da fare a Campitello Matese che soddisferanno il tuo desiderio di esperienze d’inverno e di attività sulla neve.

Campitello Matese è una frazione di San Massimo, piccolo paese in provincia di Campobasso con un grazioso borgo medievale e un ambiente naturale da sogno.

Rinomata località turistica di montagna del Molise (quota 1450 m) oltre che stazione sciistica – uno dei più frequentati centri attrezzati di sport invernali dell’Italia centromeridionale – Campitello Matese offre numerose attività da vivere tutto l’anno.

Ecco 10 buoni motivi per visitare Campitello Matese d’inverno:

1) Salire sulla vetta Colle del Caprio con la seggiovia Campitello-Colle del Caprio fino a quota 1850 m e ammirare il paesaggio mozzafiato che nelle giornate terse permette di vedere il mar Tirreno con il profilo del Vesuvio e le isole di Ischia e Capri.

2) Una bella ciaspolata con diverse associazioni come Inforesta, Attraverso il Molise, Dimensione Explorer, Molise da scoprire e Michele Permanente Guida GAE.
3) Escursione in motoslitta fino alla Baita La Gallinola a San Polo Matese.
4) Passeggiata a cavallo oppure trekking a piedi da Campitello Matese a Campo dell’Arco, meraviglia carsica sul lato campano del Matese.
5) Un’adrenalinica discesa con gli sci oppure un po’ di snowboarding sui vari km di piste.
6) Snow tubing per i piccoli. Scendere sulla neve con delle ciambelle.
7) Rilassarsi nei centri benessere e Spa dei diversi hotel: Miletto, Lo Sciatore, Kristall e Kristiania.
8) Alpinismo invernale con la guida alpina Riccardo Quaranta. Una bella arrampicata sulla Via Cerro Torre – Monte Miletto/Matese (Miletto è la vetta più alta dei monti del Matese, 2050 m s.l.m.).
9) Scendere a San Massimo per gustarsi l’ottima pizza napoletana presso l’agriturismo “Le Due Arcate”.
10) Assistere ad uno show cooking di caciocavallo impiccato (specialità tipica della cucina molisana a cui non devi proprio rinunciare) e poi gustarlo.
Ancora un altro buon motivo per venire a visitare Campitello Matese?
11) Andare alla ricerca di fossili di coralli e rudiste (ordine estinto di molluschi bivalvi) risalenti a milioni di anni fa.

Per il tuo benessere psicofisico, un viaggio d’inverno o una vacanza sulla neve hai tanti buoni motivi per scegliere il Molise, Campitello Matese ed il fascino delle sue montagne.

Rilassati, goditi neve da fiaba e natura incontaminata, sei in Molise!

A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita © | Fonte: Roberto Colella giornalista | Foto: pag fb Roberto Colella © – pag Fb Campitello Matese © – Luciano Perissutti © – Massimo Guglielmi © – Mimmo Salierno © – pag Fb Riccardo Quaranta © – Ph Pietro la Serra ©

Airone bianco maggiore (ardea alba) – Ph Pag Fb Campitello Matese ©

Veduta del Vesuvio e dell’isola di Capri dalla vetta di Colle del Caprio (arrivo seggiovia Campitello-Colle del Caprio) – Ph Pietro La Serra©

Campitello Matese – San Massimo CB MOLISE  | Ph Luciano Perissutti ©

Fuochi di Sant’Antonio Abate. Colletorto CB MOLISE Ph Luigi Pizzuto ©

Fuochi di Sant’Antonio Abate: racconti, storia, riti, curiosità. Colletorto

Cosa fare e cosa vedere a gennaio nel Molise?

Visita Colletorto ed i fuochi di Sant’Antonio Abate sulle ali della memoria tra riti pagani e devozione cristiana.

Ecco l’evento che attrae numerosi visitatori e che coinvolge tutti i partecipanti tra racconti, storia e storie nascoste, tradizioni, riti e curiosità.
Fuochi di Sant’Antonio Abate – 17 gennaio 2023 ore 18:00 – Colletorto CB MOLISE ITALY – Evento aperto al pubblico

Il 17 gennaio, festa in onore di Sant’Antonio Abate, a Colletorto, grazioso paese di collina nel Molise a 500 m s.l.m., anima la sintassi dei ricordi, per riabbracciare le radici di un sapere locale molto lontane. Ed è capace di narrare, con un lessico coloratissimo, la bella storia di una cultura immateriale, antropologica, animata da non pochi momenti di curiosità. “Saucicce e pasc’tecciotte, vine nòve e vine còtte, pure l’osse du presutte, Sand’Andone ze pigghje tutte”. “Sand’Andone nu passe de vove”. “Sande Laurenze ca calure, Sand’Andone ca ielature, tutt’edduje poche durene”.

S’infiamma così, sulle ali della memoria, il culto del fuoco. Il carattere e la morfologia culturale di questo rituale tradizionale, radicato nell’area, nei ricordi di ieri più significativi ancora resiste. “Nei tempi passati – precisa un anziano del luogo – la tradizione era decisamente più genuina e spontanea sul piano religioso e sociale. Gli anziani, e dunque le persone più esperte, nei vari quartieri del paese e davanti alle chiese, avevano il compito di comporre la legna raccolta dopo tanta fatica, nel rispetto di una tradizione piena di insegnamenti”. Gli anziani tenevano unito il vicinato con gioia e nobiltà d’animo.

Tramonto su Colletorto CB MOLISE – Ph Michele Rocco ©

Dopo la Santa Messa vespertina, il parroco benediceva l’accensione del primo fuoco tra la torre, Palazzo Rota e il campanile del Battista tutto in festa. All’epoca tantissime erano le persone nei quartieri che facevano sentire la loro presenza intorno alle fiamme. Al momento dell’accensione, quando le lingue di fuoco salivano in alto, era tradizione interpretare il futuro mediante la lettura del movimento delle scintille.

Dal moto delle faville si prevedeva l’andamento del nuovo anno. Si bruciavano cose superflue e pensieri cattivi. Le fiamme purificavano. Divoravano il male e tutto ciò che doveva stare alle nostre spalle.

In nottata si prelevava una po’ di brace ardente per portarla nel proprio focolare, convinti di poter scacciare streghe, diavoli e malefici di ogni tipo. Anticamente, all’indomani della festa, le donne più povere raccoglievano le abbondanti ceneri per le “colate”. Per un lungo periodo il lavaggio dei panni era assicurato. Ognuno aveva nella propria stalla la classica immaginetta del Santo per proteggere il lavoro nei campi, gli animali e la vita dei propri familiari. Si chiedeva così protezione per la vita contadina, semplice e povera, ricca di fatiche e sacrifici nel suo divenire, con tanta attenzione verso la povertà. Per i poveri non mancava mai un posto a tavola.

Colletorto CB MOLISE sulla valle del Fortore con vista su Tavoliere delle Puglie e Gargano – Ph Michele Rocco ©

L’antica morfologia del falò ancora oggi resiste. E’ il simbolo di non poche esigenze valoriali. La sua forma conica tende a far crescere il rispetto per la terra degli uomini e il legame devozionale con l’Alto dei Cieli. Tali regole vengono osservate nel corso dell’allestimento. La forma conica termina con un lungo palo di quercia, verticale, proteso, appunto, verso l’alto. Deve essere chiaro il cammino di tutti per il trionfo del bene comune.

Da qualche tempo sulla sommità del falò vengono appesi, come trofei, la testa, pezzi di lardo e piedi del maiale, in ricordo di vecchie pratiche culturali. Nel Medioevo, infatti, strisce di lardo venivano applicate sulla pelle umana per curare il fuoco di Sant’Antonio. Malattia dolorosissima, corrispondente all’Erpes Zoster. Il potere della sacralità veniva affidato al maiale, protagonista del sistema alimentare. Il maiale dava ad ogni famiglia il cibo quotidiano. Chiunque aveva una piccola stalla per crescerlo accuratamente ed ingrassarlo. Dalla testa ai piedi, nulla veniva buttato dell’animale. Perfino il sangue era usato per dare vita alla “leccamecche”. Una sorta di nutella dei tempi andati, prelibata per i più piccoli. Anche Sant’Antonio aveva il suo porcellino, a cui ognuno dava da mangiare. Gli venivano mozzate le orecchie per riconoscerlo. Tutto infiocchettato girava liberamente per il paese. Si dice tuttora che il maiale era “a grasce da case”. Difeso a denti stretti. Rischiando la propria vita. Come accadde nel 1943 durante l’occupazione tedesca, quando, nel corso di un terribile rastrellamento, alcune donne, sulla scalinata del monastero, fecero di tutto per scongiurare la requisizione.

San Giuliano di Puglia e Colletorto MOLISE – Ph Pasquale Ritucci ©
Colletorto CB Torre Angioina Ph M Rocco ©
Colletorto CB Ph Filippo Eremita ©

Una curiosità. Nella vicina San Giuliano c’è Porta Sant’Antonio Abate, una piazza e una chiesa dedicata al protettore degli animali. Qui, quando il maiale aveva la terribile “febbre rossa”, che di certo causava la morte, il proprietario chiedeva grazia portando una caraffa d’olio ai piedi dell’altare marmoreo, donato dal marchese di Colletorto, Bartolomeo Rota. Con un santino in mano si pregava così: “Gloriosissimo Sant’Antonio, benedite il nostro lavoro e tutto ciò che serve per la nostra alimentazione.”

A Campobasso, nella scena dei Misteri, creata da Paolo Saverio Di Zinno, i diavoli, agitando la coda di vitello, creano scompiglio e non poche curiosità. E’ la scena che attrae di più i turisti. I corpi sospesi accentuano il contrasto tra diavoli, angeli, Santo e la bella donzella, che incarna tutte le tentazioni del demonio.  A Napoli, infine, un intero borgo dedicato al Santo nasce nel 1370, per volontà della regina Giovanna I d’Angiò. Ma il fluire della storia continua e non si ferma qui. Venite a Colletorto, siete tutti invitati a partecipare!


A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita © | Fonte testo: Luigi Pizzuto dottore in Pedagogia presso l’Università de L’Aquila | Foto: Ph Associazione culturale “La Coccinella” © – Filippo Eremita © – Luigi Pizzuto © – Michele Rocco © – Pasquale Ritucci © – ProLoco Angioina © 

”Luigi Pizzuto, Diavoli, animali e Chiesa di Sant’Antonio nel culto del fuoco a San Giuliano, Colletorto, 2011”, “Enzo Nocera, Sant’Antonio Abate culto e tradizione nel Molise, Ed. Enne, 1992”, “Mario Buonoconto, Napoli esoterica, Newton Compton Editori, 1996”, “Luigi Pizzuto Gaetano Nasillo, Il culto del fuoco a Colletorto, Cortometraggio, 2020”, “Elia Rubino, Il rito del fuoco, Colletorto, 2014”, “Domenico Meo, Riti e feste del fuoco in Molise, Volturnia Edizioni, 2008, “Luigi Pizzuto, Una tradizione che resiste, Etnostoria Garganica, Riv. II n.1, 2000”.

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Culto e rito del fuoco di S.Antonio Abate - Colletorto CB MOLISE Ph Luigi Pizzuto©

Come e perché nasce il Culto del Fuoco

Valori e significati dei riti del fuoco nel territorio 

Turismo delle tradizioni ed esperienze nella cultura immateriale del Molise 

   Convegno Il Culto del Fuoco – Immagini, fonti e cultura immateriale

15 gennaio 2023 ore 18:00 – Chiesa del Purgatorio – Colletorto CB Molise 

Evento gratuito

In cosa consiste il rito del fuoco? Quali le sue origini e come si svolge in una comunità? E ancora, perché un rito così antico instaura un rapporto atavico tra popolazione e territorio?

Di tutto questo e non solo si parla a Colletorto, piccolo paese in provincia di Campobasso, con il prof. Luigi Pizzuto, studioso e ricercatore delle tradizioni molisane. Il convegno è aperto al pubblico, volto a far conoscere i valori della cultura immateriale nel Molise attraverso i culti del fuoco.

Il culto del fuoco nel Molise e le sue origini tra fonti, immagini e tradizioni, ma anche curiosità, segreti, leggende e modi di dire esclusivi di Colletorto e sconosciuti al resto d’Italia.

L’origine storica dei fuochi in onore di Sant’Antonio Abate (ricorrenza del 17 gennaio), l’iconografia del Santo, la raccolta della legna per la composizione del fuoco e tante altre notizie utili a conoscere lo sviluppo di una festa tradizionale e molto sentita dai residenti del paese di Colletorto. Una festa dai fuochi suggestivi e scintillanti, simbolo di un’interpretazione favorevole dell’anno che verrà, un anno che intende annunciarsi propizio con abbondanza nei raccolti e benessere per la comunità.

Cultura immateriale che si perde nella storia del passato tra riti antichissimi e forme di socializzazione della comunità. E’ sul piano sociale che l’individuo ha bisogno di sentirsi più unito e qui a Colletorto avviene anche attraverso l’accensione di questi fuochi simbolici. Come? Con la disposizione di diversi falò tra monumenti e siti storici lungo le piazze e le stradine del contesto abitativo.

Anche il numero dei fuochi in origine ha un suo significato. Un tempo erano tre i fuochi perché tre erano le chiese all’interno dell’abitato. Si parlerà della morfologia del fuoco tra riti cristiani e rituali pagani, cono e triangolo, e del valore della forma conica che anima il lavoro dei gruppi sociali spontanei.

Scopriremo il perché dell’esposizione di pezzi di maiale sulla sua sommità, camera del fuoco e sarmenti, distribuzione toponomastica e contenuti simbolici.

Il rito religioso si svolge con le pratiche cerimoniali dall’accensione fino alla benedizione del parroco. Non mancherà conoscere credenze e usanze sull’andamento delle scintille che sfavillano, sacralità della brace, aspetti propiziatori. 

Sai il perché del maialino di Sant’Antonio Abate? L’importanza del maiale e delle fasi del suo processo di crescita? Che cos’è la “leccamecche”? La nutella dei tempi andati. La febbre rossa. Detti e modi di dire in vernacolo colletortese. Il “salto del fuoco”. “U bball’ cu copp’ ‘ngule”. Tutto questo insieme a canti e danze popolari saranno gli argomenti trattati durante il convegno Il Culto del Fuoco – Immagini, fonti e cultura immateriale a Colletorto.

 Matteo Forte, musicista locale, rievocherà canti e balli di una volta intorno al fuoco di Sant’Antonio Abate, mentre avremo tanto da scoprire su fuoco e fuochi nell’area tra Colletorto e San Giuliano di Puglia.

Visita il Molise, vieni a Colletorto e vivi l’esperienza di scoprire cose belle tra la sua gente! 


A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita © | Fonte: Luigi Pizzuto dottore in Pedagogia presso l’Università de L’Aquila | Foto:  Ph Luigi Pizzuto © – Ph Filippo Eremita ©
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Ph Luminarie di Larino – Magia di Luci  Larino CB MOLISE

Le più belle luminarie del Molise

Si veste di luci in questi giorni un antico paese del Molise

in occasione dell’evento natalizio 2022- 2023 “Luminarie di Larino – Magia di Luci”

Siamo a Larino, suggestiva località frentana in provincia di Campobasso, il cui centro storico si trasforma in un set magico e avvolgente, illuminato da una miriade di luci colorate e sfavillanti.

Vicoli, piazzette, gradini, balconi, finestre, monumenti fino alla bellissima facciata della Cattedrale di San Pardo, una tra le chiese più belle del Molise, diventano piccoli mondi di luci e stelle cadenti che fanno sognare.

Siamo immersi nelle più belle luminarie del Molise ed è come fare un bagno caldo con gli occhi e il cuore. Uno spettacolo imperdibile per tutti, grandi e piccini, che ha sedotto migliaia di visitatori sin dalla prima manifestazione e che ha fatto di Larino un’attraente destinazione turistica natalizia nel Molise e in Italia.

Numeri da record in termini di presenze turistiche sono stati registrati ogni anno e sempre più numerosi grazie anche all’allestimento di nuovi set come pista di pattinaggio, aree accoglienti con artisti di strada e musicisti, stand enogastronomici con degustazioni di prodotti locali.

In una Larino sempre più scenografica, turisti provenienti da varie regioni d’Italia e dall’estero giungono curiosi e ritornano soddisfatti, incantati dallo spettacolo di luci artistiche, il più bello e suggestivo del Molise.

Come non perdersi naso all’insù e con tutta la fantasia in un’atmosfera che regala sogni e magie?

L’effetto stupore è garantito! Non perdetevi dunque questo appuntamento con le cose più belle da fare e vedere nel Molise. 

5 e 6 gennaio 2023  – ore 17:00 23:00 – Larino CB MOLISE ITALY

La manifestazione “Luminarie Larino – Magia di Luci” nasce da un’idea di Salvatore Faiella, Presidente dell’Associazione “Larino nel cuore” che con il suo staff ha curato l’organizzazione e lo svolgimento grazie anche alla partecipazione delle aziende locali e dei cittadini larinesi.

Scritto da Maria Vasco fondatrice Moliseinvita © | Fonte immagini:  Ph “Luminarie di Larino – Magia di Luci” © – Ph Pietro la Serra ©
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Santo Stefano, ecco cosa fare oggi in Molise

Cosa fare il 26 dicembre nel Molise?

Tra gli eventi natalizi del Molise vediamo cosa fare il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano.

Dai musei agli spettacoli teatrali, dai presepi viventi e artistici ai mercatini natalizi e alle luminarie, le esperienze da vivere nel Molise durante il periodo più incantato dell’anno si accendono di festa. Ecco 10 cose da fare e vedere nel Molise il giorno di Santo Stefano con l’atmosfera che da sempre illumina il Natale.
1) Presepe vivente di San Polo Matese o quello di Guardialfiera CB tra i più longevi del Molise.
2) Luminarie di Larino CB dislocate nel centro storico.
3) Il presepe più grande del Molise a Bagnoli del Trigno IS.
4) Mostra dei presepi da tutto il Mondo a Roccamandolfi IS o se siete sulla costa vi consiglio quella di Campomarino CB.
5) I presepi nel presepe a Pesche IS con mostre di artisti e grotta della poesia.
6) Apertura straordinaria Museo Palazzo Pistilli a Campobasso
7) Apertura straordinaria Museo Santa Maria delle Monache a Isernia
8) Per i più adulti il Rigoletto di Giuseppe Verdi a Montagano IS mentre per i piccoli teatro dei burattini a Santo Stefano frazione di Campobasso
9) Farsi un selfie sotto gli alberi di Natale di Trivento CB (ad uncinetto) e quello delle merlettaie ad Isernia.
10) Per gli amanti degli affreschi, apertura straordinaria del castello Pandone a Venafro IS e quello Di Capua a Gambatesa CB
Buona immersione nel magico clima del Natale in Molise e infiniti Auguri a tutti!

A cura di Maria Vasco fondatrice Moliseinvita © | Fonte Roberto Colella ©
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I Presepi di Giovanni Teberino - Museo dei Misteri - Campobasso MOLISE

Tra gli eventi natalizi nel Molise, bellissima Mostra dei Presepi artistici di Giovanni Teberino

“Il presepe è un’esplosione di emozioni che mette insieme due realtà emotive uniche, quella più profonda di chi lo realizza e quella compiacente di chi lo osserva” Giovanni Teberino

XIVª Mostra “Quanno nascette Ninno” – I Presepi di Giovanni Teberino

Ecco uno degli eventi imperdibili nel Molise da vedere durante il periodo natalizio.

Dal 17 dicembre 2022 al 6 gennaio 2023 | Museo dei Misteri – Campobasso MOLISE ITALY

Evento gratuito e aperto al pubblico

Aprirà i battenti sabato 17 dicembre 2022 alle ore 17:00 e resterà aperta fino a venerdì 6 gennaio 2023 al Museo dei Misteri di Campobasso in via Trento 3, la XIVª edizione della Mostra dei Presepi “Quanno nascette Ninno” di Giovanni Teberino. La nascita di Gesù, l’evento che ha segnato la nostra storia, si ripete ogni anno nel Presepe con il suo fascino antico e misterioso; non è Natale, infatti, se in ogni casa non c’è il segno di una Natività. Attraverso questa rappresentazione si perpetuano nel tempo importanti valori di pace, fraternità e amore. Il Presepe esercita inoltre un notevole fascino su grandi e piccini, e osservandolo tutti ritorniamo per un attimo bambini. L’emozione di un Presepe visto da bambini non verrà più dimenticata e con il suo ricordo sarà rievocata anche la presenza delle persone più care.

Una tradizione che si rinnova ogni anno grazie alla passione e dedizione di Giovanni Teberino per il Presepe. Rinnovati materiali, forme e dimensioni ricostruiranno e reinventeranno la tradizione del quadretto sacro più semplice e nel contempo più amato del mondo. Giunta alla XIVª edizione negli anni la Mostra ha registrato un grande successo di pubblico con presenze provenienti da tutta Italia, a conferma che il lavoro, la passione, l’amore per la sacralità del Natale suscita un interesse sempre più vivo. Molti i riconoscimenti ricevuti, dalla Medaglia di bronzo nel 2011 e 2012 da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel 2014 e 2015 il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, nel 2017 l’Ercole Sannita dell’Assessorato alla Cultura della Regione Molise, nel 2018, il Marchio dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 assegnato dal MIBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Ad accoglierli non poteva che essere il tempio della campobassanietà, il Museo dei Misteri che custodisce gli Ingegni del Di Zinno, per una combinazione di fede e arte sacra che fa unico il Natale.

Un originale posto di tradizione per la città e per Giovanni che da anni unitamente a tutta la sua famiglia e agli amici dell’Associazione Misteri e Tradizioni, dedica anima e corpo per i Misteri, simbolo per eccellenza del patrimonio di Campobasso e di tutta la regione Molise. Accompagnate da un piacevole sottofondo musicale le opere presepiali sono posizionate nell’elegante sala espositiva “Rino Savastano”, tutte correlate da una significativa descrizione, mentre nella Sala “Cosmo Teberino” è possibile ammirare i 13 Misteri pronti per sfilare il prossimo 11 giugno.

La Mostra ha avuto il patrocinio da Associazione Italiana Amici del Presepio, Associazione Misteri e Tradizioni, Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, Provincia di Campobasso, Comune di Campobasso ed è visitabile nei seguenti orari: feriali 16:00 -19:00 | festivi 10:30 -12:30 e 16:30 -19:00 | Per maggiori informazioni e prenotazioni contattare i numeri 328 5556549 – 327 5954028

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Qui la locandina dell’evento I Presepi di Giovanni Teberino 2022 


Fonte: Giovanni Teberino ©

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> Abbiamo scelto di farti leggere anche questo articolo dedicato alla mostra di opere d’arte con I Presepi di Giovanni Teberino, svolta nel 2017  <<

Turismo del Natale nel Molise. Mostra di opere d’arte con i Presepi di Giovanni Teberino a Campobasso


 

Lacus, la terra dei laghi - Le mamme dei vicoli - Cagnano Varano FG PUGLIA - Maria Vasco fondatrice Moliseinvita

La terra dei laghi: cibo e storie della Puglia che non ti aspetti. Lesina e Varano | Lacus

Tempo stimato di lettura 2′

La terra dei laghi. Un luogo sospeso tra acqua, cielo, terra e sapori.

Stavolta sono in Puglia e da subito rimango affascinata dall’effervescenza delle mamme dei vicoli.

Sorrisi, genuinità e mani d’oro sono la loro specialità ed è subito un tripudio di gioia con i sapori della buona cucina locale. Pasta fresca fatta in casa, antiche ricette da tramandare e storie raccontate con il cuore odorano di mare e di lago in un tutt’uno con ospitalità e gustosissime verdure locali. Sono invasa da sensazioni di benessere: l’adrenalina si diffonde nell’aria, l’accoglienza è spontanea e ti fa sentire come a casa, l’energia fragrante come il pane casereccio sul tagliere. Sono inondata di pugliesità!

Dove? Nella terra dei laghi, tra il Lago di Lesina ed il Lago di Varano, specchi d’acqua salmastra del Gargano che proprio non ti aspetti.

L’occasione si chiama Lacus: un evento di promozione territoriale e agroalimentare svolto dall’8 al 10 dicembre nei comuni di Lesina FG e Cagnano Varano FG (organizzato da PugliaIdea con Ester Fracasso e patrocinato da Parco Nazionale del Gargano e Regione Puglia). Evento con cui si è voluto presentare l’identità ed il brand Lacus della Terra dei Laghi nel Gargano. 

Protagonisti indiscussi i prodotti tipici della tradizione lagunare come anguilla, cefalo, spigola, orata, prodotti di bufala e piante spontanee come salicornia, detta anche “asparago di mare”, rosmarino, corbezzolo, mirto… conditi con infinita passione per una tavola a metro zero.

Tre giorni di iniziative intensissime tra masterclass con ricette di giovani (e talentuosi) chef locali insieme a ricette “antiche e a sentimento” presentate dalle mamme dei vicoli. Immancabili i percorsi enogastronomici con degustazioni presso ristoranti del centro storico e mercatino di prodotti enogastronomici (di qualità) della Daunia e del Tavoliere delle Puglie.

Interessanti le escursioni in catamarano sulla Laguna di Lesina con guida e dimostrazione di pesca tradizionale.

E ancora visite nel centro storico e nel Centro Visite con acquario delle specie ittiche lagunari, Museo naturalistico e Museo “La Casa del Pescatore” (accreditato al Mibact). L’evento ha acquisito qualità anche grazie a videomapping emozionali, mostra fotografica, incontri, visite e momenti di solidarietà con le associazioni di volontariato del paese.

A concludere un salotto di cultura nella biblioteca comunale di Lesina: poesie, racconti dei pescatori locali e musica d’autore con gli interventi puntuali del giornalista Antonio Gelormini. Insomma un mare, anzi una terra dei laghi a cui ho partecipato con immenso piacere per Moliseinvita.

La terra dei laghi è un matrimonio perfetto tra Lesina e Varano: tanti i motivi che la rendono preziosa e tanti i motivi che invitano a visitarla tutto l’anno.

Oltre infatti ad essere un habitat eccezionale per flora e fauna, rappresentando uno dei più significativi ecosistemi del Parco Nazionale del Gargano per la presenza di specie rare ed uniche nell’Italia peninsulare, è un luogo ricco di storia, tradizioni, usi e costumi collegati allo stesso patrimonio ambientale.

Baciato dalla macchia mediterranea attraverso Bosco Isola, questo angolo di Puglia sull’Adriatico offre opportunità e risorse per un turismo green e dei sapori, a passo lento e sostenibile.

Rimasto nel tempo silenzioso e poco conosciuto, mantiene la fierezza di chi apre la porta principale del Gargano ai visitatori da Nord e presenta un patrimonio materiale ed immateriale di rilievo a livello nazionale. Dunque oltre alla sue tipicità enogastronomiche ed agroalimentari, ciò che rende unica la terra di questi laghi salmastri, Lesina e Varano, sono i suoi paesaggi lagunari come unica è la luce diffusa e sempre nuova dei suoi specchi d’acqua a fior di mare. Un palcoscenico perfetto dall’alba al tramonto e by night per vivere momenti romantici, passeggiate fotografiche, escursioni naturalistiche, itinerari di trekking, pratica di birdwatching e di sport acquatici come kitesurf e canoa. 

In questo angolo di paradiso ho colto stimoli per costruire sinergie di lavoro guardando con fiducia a un’idea di turismo consapevole, d’ispirazione e di destinazione umana in un territorio dalla forte identità attrattiva: plus valore che lo differenzia spiccatamente nella Puglia e nel Bel Paese. Ma soprattutto ho scoperto emozioni, sguardi e storie di persone straordinarie.

E’ la terra dei laghi e dei paesi del Gargano dove gli abitanti e gli amministratori locali si riflettono in un dialogo amichevole, direi piacevolmente familiare, all’interno di una comunità fatta di condivisione e inclusività.

Che dire? Che è il dialogo costruttivo su cui puntare per rilanciare un territorio, indice di capacità che può culminare in virtù, quella stessa virtù che passa all’azione, dunque trasforma e crea valore. 

“Noi abbiamo una grande fortuna, abbiamo tutto… dal pesce alle piante e le verdure nel Bosco Isola. Il nostro paese è un gioiello e noi dobbiamo custodirlo” mi dice con orgoglio una delle mamme dei vicoli, Anna di Lesina, e con un sorriso solare negli occhi conclude “ritorna a Lesina, ritorna presto, ti aspetto, ti invito a pranzo a casa mia”.

Ecco la Puglia che non ti aspetti e che non vorresti lasciare mai.



Scritto da Maria Vasco © | Ph Maria Vasco © Infinito Amore, Infinita Gratitudine, Infinita Intelligenza